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In Italia aumentano le bollette, in Spagna si tolgono gli sgravi alle compagnie energetiche: caro Cingolani, nota la differenza

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Se non fosse ammantato da quest’aurea di “migliore” che protegge tutto il governo il ministro Cingolani oggi sarebbe sventolato con strilli sulle prime pagine di tutti i giornali che fanno della competenza un feticcio per colpire i propri avversari politici. La recitata sorpresa con cui il ministro della Transizione ecologica (resta da capire in quale direzione si stia transitando) è riuscito a presentarsi a un convegno della Cgil a Genova e annunciare, con la sorpresa di chi stava passando di là per caso, che “lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20 per cento, il prossimo trimestre aumenta del 40 per cento“, dicendolo con la leggerezza di un amministratore di condominio che appiccia un avviso sulla porta dell’ascensore.

A proposito di competenza: l’aumento dei prezzi internazionali delle materie prime energetiche come gas naturale e petrolio (dovuto alla forte ripresa economica post-pandemia e alle quotazione della CO2) inciderà sul “costo della materia prima energia” che è solo una delle componenti (una serie di voci che vanno dagli oneri di sistema tra cui gli incentivi per le rinnovabili ai costi di trasporto, alle spese di smantellamento del nucleare fino alle varie accise) che compongono il totale delle bollette: quindi le bollette alla fine aumenteranno di circa la metà di quel 40 per cento paventato dal ministro. Così, tanto per chiarire.

E a ben vedere è l’Autorità per l’energia (Arera) che comunica ogni trimestre gli aumenti in arrivo per le famiglie in regime di tutela, quelle cioè che non si sono ancora rivolte al mercato libero: lo farà il primo ottobre e forse è per questo che il ministro ha poi aggiustato il tiro chiarendo che “le variazioni delle bollette sono stabilite ogni trimestre dall’autorità per l’energia sulla base del costo delle materie prime come il gas e dal costo della CO2”.  Ma torniamo al punto: dice Cingolani (è una sua simpatica abitudine ultimamente) che “la transizione ecologica deve andare di pari passo con quella sociale, altrimenti le imprese perdono competitività e i cittadini con reddito medio bassi faticano ulteriormente per pagare dei beni primari come l’energia”.

La frase, c’è da riconoscerlo, lascia piuttosto perplessi: che la transizione ecologica costi è una fatto riconosciuto da tutti (per questo si è pensato a un ministero e per questo l’Europa sta dando all’Italia una parte consistente dei soldi in arrivo) ma che il Ministro sia concentratissimo a sottolineare lo sforzo senza spiegarci quali siano le soluzioni che intende mettere in campo (è il suo ruolo, se non gli crea troppo disturbo) fa il paio con la sua sconclusionata uscita sul nucleare di qualche giorno fa quando ritenne opportuno riaprire il dibattito sul nucleare (con una tecnologia che sarebbe utilizzabile forse nel 2060) senza dirci cos ha intenzione di fare dopodomani.

Che poi in tutte le sue dichiarazioni ci sia come sottotetto a un certo attacco all’ambientalismo lascia ancora più perplessi. In Spagna, ad esempio, la politica ha deciso di fare la politica e ha deciso (per tempo) di predisporre un piano d’urto per abbassare la bolletta. Il premier Sanchez ha dichiarato che ci sono compagnie energetiche che in questo momento stanno facendo “profitti straordinari”, definendo la situazione “inaccettabile”.

Sanchez ha assicurato che “ridurrà questi profitti straordinari” alle compagnie “che possono permetterselo” per ridurre i costi della bolletta per i consumatori e ha illustrato il suo piano per limitare l’impatto dei prezzi nel mercato in quattro punti: riforme strutturali per promuovere un’energia più pulita e meno costosa, misure per proteggere i consumatori più vulnerabili, una riduzione di alcune tasse e la riduzione dei profitti straordinari che alcune compagnie energetiche hanno per trasferirli nella bolletta elettrica. La notate la differenza?

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