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Il potente messaggio di Bernardeschi su Coronavirus e migranti andrebbe letto nelle scuole

Di Luca Telese
Pubblicato il 6 Mar. 2020 alle 16:02 Aggiornato il 9 Mar. 2020 alle 13:58
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Immagine di copertina
Federico Bernardeschi, centrocampista della Juventus. Credit: Jonathan Moscrop/Sportimage/ANSA

Istruzioni per l’uso. Prendere il post del giocatore della Juventus Federico Bernardeschi su Instagram (dove lo ha pubblicato) e girarlo subito agli studenti delle scuole chiuse, per via telematica, trasformandolo nella traccia di un tema per le vacanze: “Un virus sta dominando le nostre paure – ha scritto il giocatore bianconero – ci terrorizza, limita la nostra libertà, ci fa disprezzare l’altro. Abbiamo chiuso i porti a chiunque, rintanandoci nella nostra fedele cerchia, criticando gli altri la mattina al bar o in coda al supermercato durante la folle corsa per accaparrarci l’ultimo inutile pezzo di pane, che deve essere il nostro e di nessun altro, manco fosse la fine del mondo”.

Spiegare agli studenti che in un mondo sorvegliato come quello del calcio, dove sponsor e società sono molto attenti alle parole dei giocatori, frasi come quelle di Bernardeschi sono rare e molto coraggiose: “Abbiamo deciso di offendere, cacciare, allontanare – ha proseguito lo juventino – abbiamo fatto morire donne e bambini, perché prima veniva la nostra sicurezza, la nostra ricchezza e poi le loro vite”.

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Ricordare agli studenti in semi-quarantena che frasi come queste, dritte, senza giri di parole e trasparenti, le hanno pronunciate in pochi, a partire dai politici. Invitare gli studenti a riflettere sulla conclusione del post di Bernardeschi: “Adesso siamo noi gli emarginati, siamo noi ad essere discriminati e cacciati, rinchiusi tra i confini di un Paese che soffre”.

Ecco alcune considerazioni che farei io, se dovessi scrivere il tema che mi piacerebbe affidare ai ragazzi. Non so perché Bernardeschi abbia scritto questo post, ma so che ha fatto bene. Non so se si sia fatto aiutare, come suggerisce qualcuno malizioso, non credo. Ma è irrilevante, anche i presidenti degli Stati Uniti hanno i ghost writers. Non so cosa penseranno i tanti che vedono Bernardeschi solo come un giocatore, e dicono: ma lui che c’entra? È proprio questo il punto: c’entriamo tutti. I ragazzi il tema non lo faranno, ovviamente, ma speriamo che queste parole non se le dimentichi nessuno.

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