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A furia di rincorrere Salvini, Silvio Berlusconi ha ucciso Forza Italia

Che ne sarà di Forza Italia d'ora in poi? A meno di improvvisi colpi di scena, il tragico fato del partito della rivoluzione liberale è ormai scritto, destinato a morire senza possibilità di resurrezione, sepolto per sempre dagli errori politici e strategici del suo fondatore

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 19 Ott. 2019 alle 22:35 Aggiornato il 20 Ott. 2019 alle 09:00
Immagine di copertina
Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Credit: Ansa

La rivoluzione liberale, qualcuno se la ricorda? Era il gennaio 1994 e Silvio Berlusconi annunciava la sua discesa in campo. “L’Italia è il Paese che amo“, recitava l’allora Cavaliere nel famoso video entrato negli annali della comunicazione politica.

Rendere l’Italia un Paese liberale era l’obiettivo di Silvio Berlusconi. Meno tasse, meno spesa pubblica, riforma del sistema pensionistico, combattere “l’ideologia comunista” e lo statalismo che attanagliava il Belpaese, questi erano i classici refrain che il Cavaliere andava ripetendo a ogni comizio elettorale, a ogni dibattito televisivo, a ogni intervista.

Ma che cos’è rimasto di quella tanto annunciata rivoluzione liberale? A conti fatti, a distanza di quasi 26 anni dalla sua discesa in campo, nulla. Non solo nel corso degli anni, e dei governi da lui presieduti, le promesse non sono state affatto mantenute, ma nel giro di cinque lustri Silvio Berlusconi è riuscito anche a soffocare e distruggere quel poco di liberalismo vecchio stampo che in Forza Italia cercava di resistere.

Sono lontani i tempi in cui Silvio Berlusconi, sfidando la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, partecipava a “Braccio di Ferro” disquisendo di riforma delle pensioni, lanciando allarmi sulla sostenibilità del sistema previdenziale e dei conti pubblici e invettive contro gli sprechi pubblici. Quel Silvio Berlusconi non esiste più da anni, sparito nel nulla dopo la caduta del suo primo esecutivo.

La metamorfosi del liberalismo berlusconiano è pressoché nota a tutti: pur di rincorrere consensi, Silvio Berlusconi ha continuato a propagandare la rivoluzione liberale ma di pari passo ha proposto – e spesso introdotto – misure che con con il liberalismo non avevano nulla a che fare. Per non parlare di diritti civili, da sempre ignorati e osteggiati dalla componente più cattolica del partito.

Nel 2011, poi, il punto di non ritorno. L’Italia era attanagliata dalla crisi economica, lo spread correva, i conti pubblici erano in dissesto e il default alle porte. Dopo la caduta del quarto esecutivo Berlusconi, sostituito con il governo tecnico “lacrime e sangue” di Mario Monti, il Cavaliere è profondamente cambiato, diventando la macchietta di se stesso.

Nel mezzo, numerosi problemi politici interni e giudiziari, su tutti l’incapacità di trovare “un delfino” a cui affidare la rinascita del Pdl e di Forza Italia poi, hanno portato Silvio Berlusconi alla totale débâcle. Bruciato Fini, bruciato Alfano, bruciato Toti, solo per fare alcuni nomi, Silvio Berlusconi ha trascorso gli anni percorrendo testardamente la strada della disfatta e inanellando una serie di grossolani errori politici, uno dopo l’altro.

Impossibile condensare in poche righe otto anni di crolli e sconfitte, sicuramente è però fondamentale raccontare il disastroso ultimo anno e mezzo di Forza Italia. Elezioni politiche del marzo 2018: a sorpresa la Lega di Matteo Salvini passa da un risicato 4 per cento a un incredibile 17,6 per cento, sorpassando Forza Italia di oltre 3 punti percentuali. Un risultato imprevedibile per chiunque, soprattutto per Silvio Berlusconi, che fino a quel momento era strenuamente convinto di essere l’unico e insostituibile leader del centrodestra.

Le politiche del 2018, però, cambiano i paradigmi e Silvio Berlusconi, nel giro di un anno e mezzo, da federatore del centrodestra diviene null’altro che un convitato di pietro che aleggia imperturbabile nell’agone politico ma senza più alcun potere decisionale. Il pallino è in mano a Matteo Salvini che, approdato al governo con il Movimento 5 Stelle, fa il bello e il cattivo tempo, forte soprattutto di un consenso elettorale dalla crescita inarrestabile. Nonostante i molteplici attacchi e sgarbi di Salvini, Berlusconi ha continuato imperterrito a inseguire il leader della Lega, appiattendosi sulle sue posizioni iper-sovraniste che più distanti dal liberalismo non si può.

Nel frattempo, i malumori in Forza Italia si moltiplicano e la componente più liberale del partito cerca di ribellarsi e di far capire a Berlusconi che sta sbagliando tutto e continuando così porterà Forza Italia alla distruzione. Tra i più insofferenti ci sono sicuramente Mara Carfagna e Gianfranco Rotondi, che sui social non risparmiano rimbrotti e critiche. Berlusconi, però, tira dritta e consegna lo scettro di leader del centrodestra a Matteo Salvini dichiarandolo pubblicamente e annunciando a sorpresa che Forza Italia il 19 ottobre scenderà in piazza San Giovanni a Roma per “Orgoglio italiano”, la manifestazione contro il governo Pd – M5S indetta dalla Lega a cui ha partecipato anche il movimento neofascista Casapound.

“Venticinque anni di storia liberale non possono essere liquidati così”, commenta caustica Mara Carfagna, sempre più insofferente a questo continuo rincorrere Matteo Salvini nei modi e nel linguaggio. Che ne sarà di Forza Italia d’ora in poi? A meno di improvvisi colpi di scena, il tragico fato del partito della rivoluzione liberale è ormai scritto, destinato a morire senza possibilità di resurrezione, sepolto per sempre dagli errori politici e strategici del suo fondatore.

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