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Se i governi europei guardano alla paura e non alle statistiche

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Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Quindi alla fine ci sono riusciti: contro ogni buonsenso, senza nessun coraggio, l’operazione di boicottaggio di AstraZeneca si è conclusa, con una “raccomandazione” pilatesca, apparentemente non vincolante che in realtà fa venire meno, nel piano vaccinale dell’Italia, ben 34 milioni di dosi. Questo è il primo costo di questa scelta, anche se oggi nessuno spiega come verranno rimpiazzate.

Domanda. Che cosa si dovrebbe pensare di un ente regolatore – l’Ema – che in quindici giorni riesamina un dossier per ben tre volte, e passa dal consigliare una vaccino per tutti, ma non per gli anziani, al consigliarlo a nessuno, tranne che agli anziani? Ma soprattutto, cosa significa “consigliare” nel pieno di una pandemia? Di chi è la responsabilità se non si segue il “consiglio” o se c’è un caso avverso?

Questo spettacolo inverecondo va in scena mentre in Italia contiamo seicento morti al giorno, e a pochi chilometri da noi il Regno Unito oscilla tra dieci e sedici morti al giorno. Come mai? Semplice. Perché il Regno Unito ha vaccinato i suoi cittadini con AstraZeneca.

È più grave correre il rischio di avere una reazione avversa per milione di vaccinati o cinquecento vittime sicure per Covid ogni giorno? Nessuno si cimenta con questo semplice interrogativo. Ma forse in questo caso si dovrebbe dare ai singoli la possibilità di scegliere.

Torniamo per un attimo alla decisione di Ema e dei governi europei: come si può rispondere con un “consiglio” al 30%/40% delle persone che, disorientate da questi continui tira e molla, in queste ore stanno annullando le prenotazioni vaccinali con AstraZeneca?

Dei casi avversi degli altri vaccini non si parla. Su quelli avversi di AstraZeneca nessuno dice che sono esattamente quelli attesi: 19 casi mortali su 20 milioni di vaccinati, addirittura meno dei due casi per milione che erano stati previsti quando il vaccino era stato varato.

In Regno Unito il dibattito surreale che è deflagrato da noi non c’è stato, perché un attento monitoraggio faceva sì che durante la campagna ci si preparasse ai casi attesi, tenendosi pronti ad intervenire solo in presenza di effetti animali.

A fronte di questi numeri, qualcuno si è preso la responsabilità di spiegare agli italiani che se prendi il Covid hai 3 possibilità su 100 di morire? Che, se hai una età fra i 40 e i 50 anni, hai il 16,7% per cento di possibilità di finire in terapia intensiva? Che, se hai dieci anni di più, hai il 31% di possibilità di essere ricoverato, e, se hai una età compresa fra 60 e 70, questa percentuale sale vertiginosamente al 41,3%?

Di questo parliamo: certezza contro superstizione. Ed ecco perché, di fronte a questo rischio devastante, la raccomandazione dovrebbe essere al contrario: bisognerebbe cioè lasciare ai cittadini l’opzione che i governi europei – timorosi e privi di coraggio in questo frangente – non hanno il coraggio di assumersi.

Serve a qualcosa il fatto che, secondo il direttore dell’Aifa, Magrini, “su 600mila trattati con due dosi di AstraZeneca in Italia, nessuno ha mostrato eventi trombotici accertati con nesso causale”? Evidentemente no, perché vincono la paura e la miopia.

Ci si può fidare di enti che riconsiderano campagne vaccinali da milioni di dosi, prima di avere l’esito delle autopsie sulle vittime sospette? Eppure in questi giorni è accaduto persino questo.

La cosa incredibile è che abbiamo perso un mese e mezzo per attendere il nulla osta dell’Ema (mentre il Regno Unito vaccinava spedito, con i risultati di abbattimento delle vittime che abbiamo detto) e il risultato finale è che l’Europa adesso va comunque in ordine sparso: in Francia e Belgio la limitazione è per gli over 55, da noi e in Germania per gli over 6, Olanda, Danimarca e Norvegia lo hanno addirittura sospeso.

Secondo quando ribadito da Ema ieri gli eventi trombotici (non mortali) sono uno su 100mila. Ma allora di che parliamo? Del fatto che AstraZeneca ha avuto da subito un primo torto. Quello di essere un vaccino no-profit e dunque di costare mediamente sei volte meno di tutti gli altri. Del fatto di non aver bisogno della catena del freddo, e quindi di essere logisticamente più pratico dei suoi concorrenti più costosi.

Forse, avendo davanti ai nostri occhi un esempio di successo – il Regno Unito – sarebbe bastato seguire la scelta prudenziale che hanno adottato là: limitare (solo in via cautelativa) l’uso di AstraZeneca per la fascia under 30, che fra l’altro è quella con il più basso rischio di mortalità al Covid.

Dei 19 casi di morte per insoliti coaguli nel sangue di tutto il Regno Unito (su 18 milioni di dosi) 3 avevano meno di trent’anni. Dato il rapporto tra rischio e protezione, escludere questa categoria può avere senso, e non ha una contropartita di potenziali vittime mortali per Covid. Ma la febbre della paura oggi ha azzerato ogni altra considerazione. A partire dalle parole dimenticate di Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia, che fa notare: “Gli effetti collaterali di AstraZeneca sono più rari di quelli dell’aspirina”. Auguri.

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