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Alba Dorata è morta e sepolta, ma i semi del fascismo sono ancora annidati nella pancia della Grecia (di Dimitri Deliolanes)

Di Dimitri Deliolanes
Pubblicato il 7 Ott. 2020 alle 19:48
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Immagine di copertina
Alba Dorata Credits: ANSA

Nessuno si aspettava grandi sconvolgimenti nello scenario politico greco. L’opinione pubblica nutriva due grandi aspettative dalla sentenza su Alba Dorata. La prima era di vedere se la giustizia, una delle istituzioni più conservatrici del paese, era in grado di farsi valere e di riconoscere la palese evidenza: che un partito nazionasocialista funziona e si afferma solo quando compie crimini conseguenti alla sua ideologia

La seconda aspettativa riguardava il grado di severità che può esercitare nel punire i crimini commessi nel nome del credo politico dell’”organizzazione criminale” Alba Dorata. Oggi la prima aspettativa è stata ampiamente soddisfatta. Con parere unanime il collegio giudicante ha riconosciuto che Alba Dorata è un’organizzazione criminale travestita da partito politico. 

Va segnalato che la legge greca sull’organizzazione criminale si basa sul modello italiano dell’associazione a delinquere di stampo mafioso, escludendo lo stampo mafioso per la marginalità del fenomeno nel paese. Durante i cinque anni e mezzo che è durato il processo, la difesa ha più volte contestato l’imputazione, sostenendo che la convenzione di Palermo (che ha sancito a livello Ue tale reato) esigeva che ci fosse un fine di arricchimento, che nel caso di Alba Dorata non c’era. Sono stati gli abilissimi avvocati  della parte civile a dimostrare che non era così.

Tornando alla seconda aspettativa, i giochi sono ancora aperti. La Corte ha riconosciuto la leadership di Alba Dorata colpevole, in quanto mandante di un omicidio e due tentati, ma per conoscere le pene bisogna aspettare i prossimi giorni. La mia opinione personale è che, al contrario di quanto è successo con altri famigerati assassini, come il poliziotto che ha ucciso a sangue freddo il quindicenne Alexis Grigoropoulos nel 2008, questa volta i nazisti staranno in galera per un bel po’.

La verità è che già durante il lunghisimo processo (il più lungo nella storia giuidiziaria del paese) Alba Dorata ha iniziato a disgregarsi. Man mano che la linea difensiva crollava, si moltiplicavano i “pentiti” e l’omertà diventava sempre più fragile. Ho nel mio archivio la deposizione del fuhrer Nikolaos Michaloliakos, nella sua unica presenza in aula, in cui sistematicamente smentisce gli alibi di tutti i militanti per l’omicidio del rapper Pavlos Fyssas e i tentati omicidi dei pescatori egiziani e degli attacchini comunisti. In altre parole, c’era già un’aria da “si salvi chi può”.

Il risultato è stato che alle elezioni politiche del luglio 2019 Alba Dorata non ha superato il fatidico 3 per cento e non è entrata in Parlamento. Poche settimane prima, alle elezioni europee, era riuscita ad ottenere due seggi ma è stata una vittoria di Pirro. Il giorno dopo i due eurodeputati si sono resi indipendenti. Uno, Thanassis Konstantinou, si limita ad intascare i soldi. L’altro, l’ex fedele dirigente Ioannis Lagos, ha creato un suo gruppuscolo e ora collabora con APF di Robesto Fiore. 

Al posto dei nazionalsocialisti di acciaio è entrato al Parlamento greco un partito operetta, chiamato “Soluzione Greca”. E’ sostanzialmente inesistente, guidato da Kyriakos Velopoulos, un televenditore nelle Tv locali, diventato famoso da quando si è messo a vendere le “lettere autografe” di tale Gesù Cristo. Velopoulos si agita di fronte alla telecamera usando grosse dosi di patriottismo a buon mercato (“affondiamo le navi turche”), mischiato con xenofobia (“gli immigrarti islamici spie dei turchi”), richiami mistici di vario genere ed erbario del Monte Athos. Nessuno lo prende sul serio.

Molto più importante il travaso di elettori di Alba Dorata verso Nuova Democrazia, il partito di governo. Secondo gli analisti, più della metà di chi aveva votato per il partito nazista nelle due elezioni del 2015. In parte sono elettori moderati che tornano a “casa” in seguito all’azione penale. Un’altra parte però sono elettori estremisti che trovano in Nuova Democrazia una nuova casa. Quando stava all’opposizione l’attuale premier Kyriakos Mitsotakis ha ampiamente collaborato con Alba Dorata nella sua dura opposizione all’accordo tra il governo Tsipras e la Macedonia del Nord nel 2018. Non solo. Mitsotakis ha accolto e valorizzato dentro il suo partito elementi che provenivano dall’estrema destra, non Alba Dorata ma formazioni comunque estremiste. In più, la dinastia Mitsotakis è famosa per la sua capacità nell’alimentare circuiti clientelari e nel premiare amici e sostenitori. L’elettore che ha flirtato con il nazismo di protesta ora può trovarsi molto a suo aggio dentro il partito di maggioranza.

La sentenza di condanna ha tagliato la testa del movimento nazionalsocialista greco, dimostrando quando questa ideologia e la conseguente pratica siano pericolose per il quieto vivere civile. Ma la mala bestia dell’estremismo antidemocratico, del razzismo e della violenza  rimane viva, in Grecia e non solo.                     

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