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Home » Esteri

Il futuro sindaco di Londra potrebbe essere musulmano e pakistano

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Il 5 maggio, i londinesi saranno chiamati ad eleggere il successore di Boris Johnson e il favorito è Khan, con 10 punti di vantaggio sul suo rivale Zac Goldsmith

“La più grande città d’Europa sta per eleggere un sindaco a cui potrebbe essere impedito l’accesso negli Stati Uniti se Donald Trump venisse eletto presidente”, scrive Politico. Si tratta di Sadiq Khan, il candidato a mayor of London del partito laburista, figlio di immigrati pakistani.

Khan, quarantacinquenne avvocato per i diritti umani e deputato dal 2005, potrebbe diventare il primo sindaco musulmano della capitale britannica.

Il 5 maggio, gli elettori londinesi saranno chiamati ad eleggere il successore di Boris Johnson, e secondo i sondaggi il favorito è Khan, con dieci punti di vantaggio sul suo rivale, il conservatore Zac Goldsmith, che ha un background profondamente diverso dal candidato laburista, proviene infatti da una ricca famiglia euroscettica del Regno Unito. 

“Sadiq Khan conosce intimamente la vita multiforme di Londra”, scrive il Guardian. È lui la scelta migliore come mayor of London, non importa la sua razza, religione o classe sociale. 

Il padre di Khan era un immigrato pakistano che lavorava come autista di autobus, la madre faceva la sarta. Khan è cresciuto nelle case popolari, ha usato i mezzi pubblici, ha conosciuto cos’è la privazione e incarna perfettamente lo spirito dell’uomo che si è fatto da sé. 

L’altro candidato, Zac Goldsmith è un politico che non avrà mai la stessa sensibilità che ha Khan, perché nella vita, da privilegiato quale è, non ha mai dovuto lottare, scrive ancora il Guardian. 

Il mayor of London è l’autorità elettiva che governa l’area metropolitana della Great London, la capitale britannica che conta oltre 8 milioni di abitanti. Il ruolo esiste solo dal 2000 ed è l’unico sindaco eletto direttamente dai cittadini in tutto il Regno Unito.

Nel 2000 il primo a ricoprire questo incarico, per due mandati, fu il laburista Ken Livingston, per poi passare il testimone, nel 2008 al conservatore Boris Johnson. 

Ogni elettore ha a disposizione due voti: uno principale e uno di riserva. Chi ottiene più voti principali, almeno il 50 per cento più uno, viene eletto. Ma se questo non accade e nessuno dei candidati ottiene la maggioranza assoluta, ai due più votati vengono assegnati anche i voti di riserva. 

L’11 settembre del 2015 Khan aveva vinto le primarie del partito laburista nella corsa alla carica di sindaco.  Tra i candidati minori anche Siân Berry dei Verdi, la liberaldemocratica Caroline Pidgeon e Peter Whittle dell’UKIP, il partito euroscettico di Nigel Farage.

Tra i punti della campagna elettorale di Khan c’è la questione degli affitti e di alloggi a prezzi accessibili, argomento su cui i londinesi sono molto sensibili vista la speculazione degli ultimi anni, la qualità dell’aria, l’espansione dell’aeroporto di Heathrow o il congelamento delle tariffe dei mezzi pubblici per aiutare coloro che hanno i salari più bassi. 

Khan è un musulmano praticante, contro il quale il partito conservatore ha portato avanti una campagna diffamatoria in cui viene accusato di essere in rapporti con musulmani estremisti. 

“Andate strada per strada, da sinagoga a moschea, da chiesa a gurdwara e parlate a tutti, gay e lesbiche, bianchi e neri, ricchi e poveri, giovani e anziani”, ha raccomandato allo staff che si occupa della sua campagna elettorale. “A mayor for all londoners” è il suo slogan. 

I due candidati, oltre che sulle questioni strettamente legate al governo della città, hanno opinioni opposte sulla Brexit: Goldsmith, da euroscettico, è a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Europa, Khan al contrario vuole rimanerci.  

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