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Milano, l’infettivologa dell’Ospedale San Paolo: “Ho paura, ogni giorno apriamo nuovi reparti”

"Ho paura, ma ancora abbraccio mio figlio": così Giulia Marchetti, professore associato di Malattie Infettive Università di Milano, racconta la vita in prima linea contro il Covid-19. "Non è una seconda ondata, ma una recrudescenza"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 22 Ott. 2020 alle 11:55
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Immagine di copertina
Una dottoressa esegue il tampone rileva Covid nel drive through dell'Ospedale San Paolo a Milano. Credit: ANSA

“La situazione in Lombardia e a Milano non è bella. I numeri sono alti, siamo davanti ad una grossa recrudescenza dell’infezione. Ogni giorno apriamo nuovi reparti. Dopo questo weekend abbiamo avuto molti nuovi pazienti ricoverati. Ho paura, ma abbraccio ancora mio figlio”. Così Giulia Marchetti, professore associato di Malattie Infettive Università di Milano afferente all’Ospedale San Paolo di Milano, racconta la vita in prima linea contro il Covid-19.

“Io lavoro all’Ospedale San Paolo, ma sono in contatto anche con i colleghi del Sacco, del San Raffaele e di tutti gli altri ospedali di Milano e della Lombardia. La situazione è di una grossa recrudescenza dell’infezione. Abbiamo numeri alti, che sono quelli che conosciamo perché sono quelli dei bollettini pubblici, abbiamo pazienti di età variegata, abbiamo anziani sopra i 65-70 anni, ma anche molti giovani. Chiaramente i pazienti con età avanzata hanno una prognosi peggiore rispetto a quelli giovani, però ci sono anche pazienti di 40 anni che hanno bisogno di supporto respiratorio”, ha detto intervenendo al programma Genetica Oggi su Radio Cusano Campus.

Non è una seconda ondata, perché in epidemiologia si parla di seconda ondata quando si è arrivati a zero nella prima, cosa che non è avvenuta, è quindi una recrudescenza. Ogni giorno apriamo nuovi reparti e nuove strutture. Bisogna stare molto, molto attenti perché è un’infezione severa che può dare grossi problemi. Io lavoro nel reparto di malattie infettive che è a stretto contatto con le terapie intensive e le posso dire che stiamo riuscendo, ma con difficoltà, a gestire i pazienti, nel week-end appena passato abbiamo avuto un grossissimo afflusso di pazienti. Devo dire però che stiamo adoperandoci per adeguarci alla richiesta ma c’è bisogno della collaborazione e del buon senso di tutti.”

“Credo che le scelte fatte dal CTS siano corrette, stiamo facendo tantissimi tamponi e questo ci aiuta molto per capire in che direzione sta andando la pandemia. Le scelte prese in Lombardia dai decisori politici le condivido appieno. Siamo più preparati rispetto a marzo perché abbiamo le armi ma, ripeto, c’è bisogno della collaborazione di tutti”.

Sarei bugiarda se dicessi che questa situazione non mi fa paura. I medici e gli infermieri sono esseri umani e provano le stesse cose degli altri. Si, la situazione mi spaventa, io ho un figlio di 8 anni e la paura è una paura fisica ma anche psicologica. Sono convinta però che ne usciremo, come storicamente è sempre avvenuto, la strada per il vaccino è lunga però abbiamo la possibilità concreta di arrivarci con uno o più vaccini. I ricercatori stanno lavorando ad una velocità mai dimostrata, mai vista prima. C’è bisogno di mesi ma sarà possibile”.

“A casa tolgo la mascherina, lavo bene le mani e abbraccio mio figlio che va in una scuola pubblica e le scuole stanno lavorando molto bene e con rigore”.

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