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Salvini, ti sei accorto che in Italia la gente dà fuoco alle donne, o eri occupato a cacciare i migranti?

Il commento di Giulio Cavalli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 13 Mar. 2019 alle 15:17 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 00:48
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Ma dov’è la sicurezza di cui è intestatario il ministro Salvini? Quello che ci promette di difenderci dalla sporcizia degli immigrati e dai poveri e che invece non riesce ad evitare un quasi femminicidio annunciato commesso da un uomo peraltro scappato dagli arresti domiciliari proprio per maltrattamenti in famiglia?

Dov’è la Bongiorno, tutto il giorno in tutte le televisioni a parlarci di donne e che ora non parla più a nome di una fondazione personale ma ha in mano le chiavi del governo?

Ma esattamente avete capito cosa è successo a Reggio Calabria? Ciro Russo ha preso la sua auto, da Ercolano, dai domiciliari, vale la pena sottolinearlo, è arrivato indisturbato a Reggio Calabria.

Qui quando ha visto la moglie salire in auto ha tentato di aprirle la portiera dell’auto, lei terrorizzata ha provato a fuggire e nel panico ha perso il controllo. Così lui, Ciro, ha avuto tutto il tempo per cospargerla di liquido infiammabile e darle fuoco, come in un terribile film del terrore, davanti a tutti, per poi darsi alla fuga.

Dicono i presenti che la scena fosse apocalittica, con l’auto in fiamme e l’uomo che tranquillamente si allontanava tronfio per avere messo in atto la propria vendetta.

Del resto sulla premeditazione del gesto non ci sono grossi dubbi visti i 400 chilometri percorsi per raggiungere la vittima.

Ma non è tanto il tentato femminicidio (la donna ha gravi ustioni sul 70 per cento del corpo, secondo quanto trapela dal Centro Grandi Ustioni di Brindisi) a lasciare perplessi (eh, sì, ormai una donna ammazzata dal proprio uomo che non accetta di essere lasciato è un evento pressoché quotidiano) quanto l’ostilità quasi ideologica da parte di alcuni membri di questo governo nel riconoscere la gravità della diffusione del problema, più per non dare soddisfazione agli avversari politici che altro.

Del resto che altra ragione potrebbe esserci? È vero che l’italianità del pregiudicato forse non fa gioco alla retorica salviniana, ma non sarebbe il caso di riconoscere che su certe emergenze, su certi fatti, bisognerebbe lasciare da parte le ideologie e converrebbe davvero usare quel pugno duro che invece viene sventolato ogni volta contro i deboli?

Forti con i deboli e deboli con i forti. Sostanzialmente vigliacchi. Eppure, ditemi, davvero, vi fa paura quel bambino nero che vi chiede l’elemosina a bordo della strada o temete di più un pregiudicato che sfreccia per 400 chilometri per punire con il fuoco la moglie che ha chiesto la separazione?

La sicurezza è un tema troppo serio per farci propaganda e la cronaca nera è un argomento troppo delicato per comprimerlo in un tweet (peggio ancora da ministro dell’Interno) e darlo in pasto ai propri seguaci.

Sul femminicidio servono leggi (e qualcuno dica a Pillon che questa è la situazione femminile in Italia) e soprattutto servono meccanismi che funzionino.

Ma se sei al governo non puoi limitarti a roboanti convegni, devi agire con la legge. E allora, nella scala della priorità, siamo sicuri che la legittima difesa (in un paese dove le rapine sono in costante calo) meriti di occupare così tanto spazio mentre in Italia ci sono circa 1.700 orfani da femminicidio?