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“I leader europei dimostrino solidarietà”, Papa Francesco e l’appello per i migranti della Sea Watch

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 6 Gen. 2019 alle 14:20 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:34
Immagine di copertina

Dopo il duro richiamo ai fedeli dalla doppia morale “Meglio vivere da atei che andare in Chiesa e poi odiare gli altri”, Papa Francesco lancia un nuovo “accorato appello” in occasione dell’Epifania questa volta per i migranti bloccati a bordo delle navi Sea Watch e la Sea Eye. (qui tutti gli aggiornamenti sul caso)

“Da parecchi giorni 49 persone salvate nel Mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di Ong, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare”, ha detto il pontefice dopo l’Angelus di domenica 6 gennaio 2019 parlando alla folla di piazza San Pietro, “rivolgo un accorato appello ai Leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone”. (qui il reportage di TPI.it a bordo della nave).

Le parole del Papa arrivano dopo quelle del vicepremier Matteo Salvini che, in un’intervista al quotidiano Il Messaggero, ha ribadito la sua posizione sulla gestione dell’emergenza immigrazione: “Porti chiusi, sbarrati. Giusto che Di Maio parli e che esponga il suo pensiero. E va benissimo che parlino pure Fico e Di Battista e che si discuta tra di noi e con il premier Conte, ma in materia di migranti quello che decide sono io”.

Le parole di Papa Francesco

Bisogna prendersi cura “di chi è rimasto indietro, di chi può solo ricevere senza dare nulla di materiale in cambio. È preziosa agli occhi di Dio la misericordia verso chi non ha da restituire, la gratuità!”. “Ci chiediamo: a Natale abbiamo portato qualche dono a Gesù, per la sua festa, o ci siamo scambiati regali solo tra di noi? Se siamo andati dal Signore a mani vuote, oggi possiamo rimediare. Il Vangelo riporta infatti, per così dire, una piccola lista-regali: oro, incenso e mirra. L’oro, ritenuto l’elemento più prezioso, ricorda che a Dio va dato il primo posto. Va adorato. Ma per farlo bisogna privare sé stessi del primo posto e credersi bisognosi, non autosufficienti”.

“Ecco allora l’incenso, a simboleggiare la relazione col Signore, la preghiera, che come profumo sale a Dio. Ma, come l’incenso per profumare deve bruciare, così per la preghiera occorre ‘bruciare’ un po’ di tempo, spenderlo per il Signore. E farlo davvero, non solo a parole”.

“A proposito di fatti, ecco la mirra, unguento che verrà utilizzato per avvolgere con amore il corpo di Gesù deposto dalla croce. Il Signore gradisce che ci prendiamo cura dei corpi provati dalla sofferenza, della sua carne più debole, di chi è rimasto indietro, di chi può solo ricevere senza dare nulla di materiale in cambio”.

“In questo tempo di Natale che volge al termine, non perdiamo l’occasione per fare un bel regalo al nostro Re, venuto per tutti non sui palcoscenici fastosi del mondo, ma nella povertà luminosa di Betlemme. Se lo faremo la sua luce risplenderà su di noi”.

Nel corso della liturgia il pontefice ha annunciato anche la data della Pasqua 2019, che sarà il 21 aprile.