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I “porti chiusi” ora sono un segreto di Stato

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 8 Mar. 2019 alle 21:17 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 00:48
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Immagine di copertina

La politica dei “porti chiusi” ai migranti e, in particolare, alle navi delle Ong è ormai un vero e proprio giallo.

Di fatto, è un “segreto di Stato”. Nessuno, infatti, può concretamente sapere da dove è arrivato l’ordine di bloccare la nave Sea Watch al largo di Siracusa.

I fatti risalgono allo scorso gennaio e oggi, a distanza di quasi due mesi, non è possibile sapere chi è stato a dare quell’ordine.

Su tutte le carte, infatti, vige lo “stato di riservatezza” voluto dal Viminale che ha respinto negli ultimi giorni qualsiasi rischiesta di accesso agli atti.

Si tratta di un vero e proprio “muro di gomma” alzato dal ministero guidato da Matteo Salvini.

L’unico dato certo, al momento, secondo le versioni ufficiali fornite dal ministero dell’Interno è che dal Viminale non è arrivato nessuno stop. Così l’attenzione si è spostata sull’altro ministero competente, le Infrastrutture e i Trasporti di Danilo Toninelli.

Ma anche qui ogni richiesta dei giornalisti di accedere agli atti è stata negata.

Surreale la motivazione addotta dal ministero dell’Interno e riportata da Avvenire – “La tipologia di atti richiesti non è soggetta a pubblicazione obbligatoria” – in risposta a una richiesta di accesso indirizzata però al dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

A chiedere l’accesso agli atti sono stati i legali dell’Associazione diritt e frontiere (Adif). Lo stop a ogni informazione è arrivato adducendo i seguenti motivi: “La sicurezza pubblica e l’ordine pubblico; la sicurezza nazionale; la difesa e le questioni militari; le relazioni internazionali; la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato; la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento; il regolare svolgimento di attività ispettive”.

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