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I volti intensi nella quotidianità delle donne soldato in Israele

Gli scatti sono fortemente legati alla storia personale dell'artista che li ha realizzati, e che come tutte le sue coetanee israeliane ha svolto il servizio militare obbligatorio

Di Emma Zannini
Pubblicato il 21 Nov. 2017 alle 18:50 Aggiornato il 21 Nov. 2017 alle 18:53
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L’artista israeliana Mayan Toledan, che risiede a New York, ha realizzato una serie fotografica dedicata a piccoli momenti di vita quotidiana delle donne soldato in Israele, nel tentativo di esplorare le storie personali e i percorsi identitari che si celano dietro alle uniformi.

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Gli scatti sono fortemente legati alla storia dell’artista, che non solo è originaria di Israele, ma come tutte le sue coetanee è stata costretta ad entrare nell’esercito per il servizio di leva obbligatoria in vigore nel paese. Il servizio militare per le donne ha una durata di ventiquattro mesi e tutti le ragazze ebree devono parteciparvi, con pochissime eccezioni. In totale le forze armate israeliane sono composte per il 34% da donne, contro il circa 7% dell’esercito italiano.

Riguardo al suo progetto la fotografa ha detto che si tratta del tentativo di dare un’identità a quei volti che dall’esterno possono sembrare uguali tra loro e stereotipati. “In Israele il servizio militare non è una scelta e non tiene conto delle opinioni personali dei ragazzi”, ha affermato l’artista. Lei stessa sostiene di essersi sentita invisibile durante il periodo di leva obbligatoria, persa dentro una marea di conformismo imposto dall’alto.

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In particolare, secondo quanto racconta ad HuffingtonPost, si è ritrovata strappata a 18 anni dalla sua vita, dai suoi desideri e progetti, per essere messa contro la sua volontà a servire per due anni un sistema in cui non credeva. Lì è stata privata di tutto ciò che poteva rimandare alla femminilità, e l’unico conforto le veniva dal senso di comunità creato con le altre ragazze.

Durante la leva, ha spiegato, le ragazze svolgono diverse professioni all’interno dell’esercito, che raramente le portano a sostenere dei veri e propri scontri armati o ad andare in guerra. Alcune delle ragazze fotografate lavorano infatti alla radio, altre come insegnanti.

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