Covid ultime 24h
casi +17.012
deceduti +141
tamponi +124.686
terapie intensive +76

L’incredibile storia del tatuatore di Auschwitz che trovò l’amore dentro il campo di concentramento

La storia d'amore sussurrata e nascosta di Lale e Gita tra gli orrori dei campi di sterminio

Di Francesca Moriero
Pubblicato il 22 Gen. 2018 alle 16:45 Aggiornato il 22 Gen. 2018 alle 16:49
1.7k

Per più di 50 anni, Lale Sokolov convisse con un grandissimo segreto: essere stato testimone del più terribile crimine contro l’umanità, l’Olocausto. Soltanto negli anni ’80 si scoprì che era stato il «tatuatore di Auschwitz».

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Lale Sokolov, nato come Ludwig “Lale” Eisenberg nel 1916 da genitori ebrei in Slovacchia, entrò nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1942, a soli 26 anni.

Quando i nazisti arrivarono in città, egli si offrì loro per risparmiare il resto della sua famiglia, senza però conoscere le sorti e gli orrori che nascondevano i campi di concentramento.

Disoccupato e scapolo, con il numero 32407, fu costretto a lavorare nella costruzione del campo e presto si ammalò di tifo.

Un accademico francese di nome Pepan si prese cura di Lale mentre era malato. Pepan, allora tatuatore autorizzato del campo, aveva marchiato Lale con un tatuaggio numerico da prigioniero e fece di lui il suo assistente, gli insegnò il mestiere e come tenere “la testa bassa e la bocca chiusa”.

Quando Pepan morì, Lale divenne il tatuatore ufficiale di Auschwitz. Essere capo tatuatore concedeva privilegi come razioni di cibo extra e una stanza singola. Nonostante queste piccole concessioni, Lale non si considerò però mai un collaborazionista.

La minaccia di non svegliarsi il mattino seguente era sempre presente. Si sentiva però l’artefice del più brutale processo di registrazione con cui le persone perdevano la propria identità.

I tatuaggi avvenivano prima con un timbro di metallo, che possedeva numeri fatti con aghi lunghi un centimetro circa, successivamente con doppio ago, quando i gerarchi si resero conto che il marchio sbiadiva.

Nel luglio del 1942, a Lale fu presentato il braccio di una giovane ragazza, conosciuta come “prigioniero numero 34902”. La ragazza in questione era Gita Fuhrmannova, detenuta del campo femminile di Birkenau. I due si innamorarono.

Lale, con l’aiuto di una guardia delle SS, riuscì a inviare lettere a Gita e a introdurre più razioni di cibo per lei e per suoi amici.

Con la sua posizione vantaggiosa, Lale riuscì ad aiutare molte persone: era infatti in grado di scambiare merci con gli abitanti dei villaggi locali in modo che potesse permettersi più razioni per coloro che ne avevano bisogno.

Quando i nazisti iniziarono a trasportare prigionieri da Auschwitz nel 1945, Gita scomparve senza lasciare traccia. Tuttavia, Lale non perse mai la speranza di ricongiungersi con il suo amore perduto.

Dopo essere stato liberato da Auschwitz e rientrato nella sua casa di famiglia, Lale si diresse immediatamente a Bratislava. Alla stazione una giovane donna lo attendeva.

Lale e Gita si erano finalmente ritrovati e si sposarono nell’ottobre del 1945. Lale cambiò il cognome in Sokolov per adattarsi alla Cecoslovacchia controllata dai sovietici. Aprì un negozio tessile e inviò denaro per sostenere la costruzione dello stato di Israele.

Per questo, scoperto dal governo venne imprigionato. Riuscì poi a fuggire, insieme a Gita, prima a Vienna poi a Parigi e ancora a Sydney.

Durante la fuga incontrarono una coppia di Melbourne che li convinse a iniziare una nuova vita in Canada.

Nel 1961 la coppia ebbe un figlio, Gary, che non venne mai a conoscenza della storia d’amore drammatica vissuta dai genitori fino all’età adulta.

La loro storia rimase un segreto di cui solo pochi amici erano a conoscenza fino alla morte di Gita nel 2003.

Lale morì tre anni dopo, nel 2006, con la consapevolezza che le persone di tutto il mondo avrebbero finalmente imparato la straordinaria storia del suo amore.

1.7k
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.