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La Dubai dei Balcani

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Il governo serbo e una società emiratina hanno grandi piani per Belgrado, ma i cittadini si oppongono al megaprogetto e accusano le autorità di illegalità e corruzione

Se esiste un posto nell’immaginario collettivo più lontano dal lusso di Dubai, questi sono i Balcani. Eppure è proprio a Belgrado che il governo serbo e la società degli Emirati Arabi Eagle Hills sono all’opera con Belgrade Waterfront, un megaprogetto di riqualificazione urbana che prevede la costruzione di appartamenti di lusso, otto hotel, una torre in vetro tra le più alte d’Europa e il più grande centro commerciale continentale.

Belgrade Waterfront si ripropone di bonificare un’area di quasi due chilometri quadrati, occupata in buona parte da linee ferroviarie dismesse che si affacciano sulla riva del fiume Sava. Un tratto di 500 metri del lungofiume è già stato riqualificato e grazie alla sua popolarità fa da vetrina al progetto.

Ma in città cresce il dissenso. L’attivista Milica Lekovic del movimento Ne da(vi)mo Beograd (non affogate Belgrado) afferma che “Tutto è stato deciso senza un’asta pubblica e senza consultare i cittadini e gli esperti su quali potevano essere le alternative”. L’Accademia dell’Architettura serba ha definito il progetto inaccettabile e irreparabile, mentre vari esperti denunciano le modifiche ad hoc fatte al piano urbanistico cittadino.

Lekovic mette in discussione anche la promessa che Belgrade Waterfront porterà dei vantaggi alla collettività: “Sarà il governo a farsi carico della bonifica dell’area, del trasferimento e della costruzione di nuovi terminal ferroviari. Il costo si aggira intorno a un miliardo di euro, quasi il 5 per cento del debito pubblico. Tutto per favorire la realizzazione di edifici extra-lusso fuori dalla portata del cittadino comune, che guadagna in media 400 euro al mese”. Se all’inizio si è parlato di un investimento di 3,5 miliardi di euro, Ne da(vi)mo Beograd denuncia che nella realtà Eagle Hills garantirà solo 300 milioni di euro e altri 150 sotto forma di prestito al governo serbo.

Uno dei punti più discussi di Belgrade Waterfront è il futuro di Savamala, quartiere dal sapore berlinese che funge da fucina culturale e creativa della città, oltre che da centro della vita notturna. L’area su cui sorge è ora a rischio di demolizione. Malgrado i progettisti garantiscano che lo schema urbano verrà salvaguardato, in alcune rappresentazioni grafiche di Belgrade Waterfront sono visibili delle nuove costruzioni sull’area in questione. Il futuro del quartiere è incerto e c’è il timore che se anche non verrà demolito, così circondato da aree residenziali esso perderà la sua identità e verrà inevitabilmente gentrificato.

Intanto nella notte del 24 aprile, un paio d’ore dopo la vittoria alle elezioni del premier in carica Aleksandar Vučić, si è verificato un episodio inquietante: una squadra di operai a volto coperto e tre scavatori al seguito ha demolito illegalmente un’intera strada all’interno dell’area designata del progetto, inclusi diversi negozietti familiari. Durante l’operazione notturna vari passanti sono stati trattenuti e minacciati. Malgrado sia stato richiesto più volte il suo intervento, la polizia non ha risposto alle chiamate dei cittadini.

Inizialmente alcuni funzionari hanno messo in dubbio che l’incidente fosse mai avvenuto, ma con il passare delle settimane le responsabilità dell’amministrazione comunale sono diventate evidenti. In seguito al rapporto del difensore civico nazionale Saša Janković, che ha dato prove tangibili della complicità della polizia, e alla lettera aperta del commissario per l’informazione pubblica Rodoljub Šabić, che ha chiesto alle autorità di Belgrado di dare una risposta chiara sull’accaduto, lo stesso premier Vučić ha ammesso che l’ordine delle demolizioni è partito da funzionari pubblici di alto grado. Tuttavia si è rifiutato di fare i nomi dei colpevoli o chiederne le dimissioni.

L’emergere della complicità delle autorità ha aumentato lo sdegno dei cittadini di Belgrado e la partecipazione popolare alle proteste è aumentata esponenzialmente. Negli ultimi due mesi si sono tenute quattro manifestazioni che hanno portato in strada oltre 20mila cittadini. Da collettivo che si batte contro la “dubaizzazione” di Belgrado, Ne da(vi)mo Beograd si è trasformato in un movimento sociale variegato che protesta contro l’illegalità e la corruzione. Ma alla base delle ultime proteste c’è la richiesta, per ora inascoltata, dell’individuazione e incriminazione dei responsabili delle demolizioni illegali, oltre alle dimissioni del ministro dell’Interno, del sindaco di Belgrado e del capo della polizia cittadina.

Il simbolo delle proteste è diventata una papera di plastica gigante alta otto metri: “Come Belgrade Waterfront, anche la papera sta in acqua. E in serbo papera significa anche truffa”, ha commentato Lekovic.

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