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Le foto del naufragio al largo delle coste libiche

A 80 miglia dal paese nordafricano l'ennesimo naufragio: gli operatori della Ong Open Arms hanno salvato una donna e recuperato due cadaveri

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 17 Lug. 2018 alle 21:01 Aggiornato il 19 Lug. 2018 alle 16:03

Le immagini drammatiche ritraggono i resti del gommone andato distrutto durante il naufragio avvenuto il 17 luglio a 80 miglia dalle coste libiche.

Tra i detriti, i corpi senza vita di due vittime: una donna e un bambino. Gli operatori della Ong spagnola Proactiva Open Arms hanno soccorso l’unica superstite del naufragio, Josefa, sopravvissuta alla tragedia perché rimasta aggrappata per ore a un pezzo di legno.

Sullo stesso gommone viaggiavano decine di altre persone, ma la Ong spagnola è riuscita a recuperare solo due corpi. L’unica sopravvissuta è stata ritrovata dai soccorritori sul fondo distrutto del gommone. La donna ha aspettato per due giorni che arrivassero i soccorsi, finché gli operatori di Open Arms non hanno notato, alle 7.30 del mattino, i resti dell’imbarcazione.

Come scrive la giornalista di Internazionale Annalisa Camilli, Javier Filgueira, un soccorritore spagnolo di 25 anni, si è buttato in acqua dalla lancia di soccorso quando ha visto che la donna poteva essere ancora viva, raggiungendola a nuoto tra i detriti. “Quando le ho preso le spalle per girarla speravo con tutto il mio cuore che fosse ancora viva”, racconta Filgueira, un volontario di Madrid.

E il racconto continua: “Dopo avermi preso il braccio, non smetteva di toccarmi, di aggrapparsi a me”. Josefa, l’unica sopravvissuta, ha guardato il suo salvatore negli occhi e gli ha stretto il viaggio. Poi, sono arrivati gli altri soccorritori che hanno aiutato il giovane Filgueira e hanno iniziato le operazioni per trasportare la donna sul gommone di soccorso.

L’hanno sollevata e portata sulla lancia. “Almeno lei ce l’ha fatta – scrive ancora Annalisa Camilli – Gli occhi di Josephine guardavano nel vuoto, mentre una volontaria le teneva la testa e provava a riscaldarla. È stata portata a bordo della nave spagnola con la diagnosi di ipotermia”.

Josefa ce l’ha fatta per miracolo. La temperatura del suo corpo, infatti, stava scendendo e se i soccorritori della Open Arms non si fossero accorti di lei, non ce l’avrebbe fatta. Come non ce l’ha fatta la donna che gli operatori della Ong hanno trovato sui detriti del gommone e il piccolo di cinque anni che giaceva sui resti dell’imbarcazione naufragata.