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La mostra della collettiva femminile che riunisce le foto di sette autrici italiane

Who knows what’s going on in the ladies parlour! è uno spaccato della visione al femminile. Cosa raccontano le nostre giovani donne?

Di Camilla Palladino
Pubblicato il 1 Mar. 2018 alle 14:55
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L’8 marzo è la Giornata internazionale delle donne e, in occasione del mese dedicato alla donna, la collettiva femminile Who know what’s going on in the ladies parlour! ha raccolto le fotografie di sette autrici italiane under 35, esposte fino all’8 aprile 2018 ai Magazzini Fotografici.

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Who knows what’s going on in the ladies parlour! è un invito a curiosare in una stanza, una combinazione di amore e attenzione racchiusa in una “scatola” dove sono custodite le esperienze e le visioni delle sette fotografe.

È un racconto corale che si distingue da altre narrazioni visive collettive per gli approcci stilistici scelti che offrono agli spettatori una panoramica della giovane fotografia italiana.

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È un dialogo tra donne che si raccontano e che abbandonano i luoghi comuni dell’universo visivo, distinguendosi per la chiarezza dei loro intenti.

L’esigenza di questa mostra nasce dal desiderio di voler raccontare questa diversificazione e creare al contempo un unico livello di leggibilità.

Who knows what’s going on in the ladies parlour! diventa, dunque, il segno tangibile di un viaggio, Transiberian Express, con le fotografie istantanee di Erica Belli: una centrifuga di sentimenti, umori, ambientazioni fascinose nei vagoni di un treno, una sorta di non luogo dove apparentemente surrealismo e realtà si mescolano.

Odori, sapori, sensazioni di notti e giorni che si confondono in un paesaggio invernale, innevato e scrutabile unicamente da un finestrino.

È un cammino da intraprendere da soli in una zona desertica vicino un confine, non importa quale; una stazione di servizio dove cercare “riparo” e trovare conforto,  un biglietto in tasca stropicciato con qualche appunto preso frettolosamente e mal scritto, una terra, preferibilmente gialla, calda e fumosa.

Ed ecco, in un attimo, le fotografie dei paesaggi (irr)reali di Giulia Agostini.

Lontani dagli occhi dei superstiziosi, dagli ignoranti e dal sole sono, invece, gli africani affetti da albinismo in un toccante ed affascinante reportage in bianco e nero di Valeria Gradizzi che con intelligenza ed estrema delicatezza racconta una storia sconosciuta e senza voce.

Da qui il legame con il significato visivo della parola alienazione che, invece, per Claudia Iacomino è l’ordinario nei limiti della propria casa, la figura umana che si rapporta con gli oggetti.

Il risultato è una divertentissima serie dal titolo Una vita da pianta.

Un excursus, poi, su alcuni degli avvenimenti che hanno colpito o che colpiscono ancora oggi il nostro Paese con un’insolita interpretazione degli incendi estivi in Sardegna attraverso la visione di Francesca Pili e delle sue manipolazioni fotografiche.

Tra gli eventi che nell’ultimo decennio hanno scosso l’Italia, ricordiamo il terremoto a l’Aquila con il lavoro Sine qua non di Serena Vittorini che, attraverso un bianco estremamente candido dei suoi inusuali still life, ci racconta (e ci ricorda) il terremoto attraverso la vita ferma di alcuni oggetti ritrovati in giro per la città, suo luogo natio.

Il viaggio si chiude con un percorso intimistico della fotografa Antonia Messineo e del rapporto speciale che ha con la sua nonna materna, legame affettivo tra due generazioni costruito attraverso i racconti e le memorie di una donna di famiglia.

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