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Che fine hanno fatto gli yazidi a tre anni dal genocidio dell’Isis

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Un bambino yazida ricorda il genocidio del 2014 nel villaggio di Nea Apollonia, vicino Tessalonica, in Grecia. Credit: Reuters/Suhaib Salem

La notte del 3 agosto 2014, i miliziani del sedicente Stato Islamico iniziarono il massacro della popolazione yazida della regione di Sinjar in Iraq

Tre anni fa, la notte del 3 agosto 2014, veniva perpetrato il genocidio nei confronti della popolazione yazida della cittadina di Sinjar, in Iraq.

Cinquemila persone rimasero uccise e altre settemila furono rapite, schiavizzate e violentate. Tra queste c’erano soprattutto donne e minori.

I sopravvissuti al massacro furono costretti a convertirsi alla visione salafita estremista dell’Islam propugnato dai miliziani del sedicente Stato Islamico.

Chi rifiutava la conversione veniva ucciso. Almeno mille bambini yazidi rapiti dai terroristi furono invece inviati in campi di rieducazione per essere addestrati a diventare attentatori suicidi.

Gli Yazidi sono una comunità religiosa che vive prevalentemente in Iraq. A livello etnico, queste persone sono curde e parlano la lingua dei peshmerga.

La loro fede è un antico culto misterico, tollerato per secoli dalle autorità islamiche. Gli Yazidi, in curdo Ezidī, credono in una divinità primigenia che ha creato l’Universo, manifestandosi poi sotto forma di sette Grandi Angeli, il primo dei quali è chiamato Melek Tā’ūs.

Questo antico credo è considerato politeista da parte dei terroristi islamici e pertanto chiunque lo professi merita la morta.

L’Isis, una volta conquistato il territorio di Sinjar, in Iraq, cominciò a distruggere tutti i templi dedicati a questo culto.

Durante le violenze, oltre 200mila persone furono costrette a fuggire per evitare le persecuzioni del sedicente Stato Islamico.

Nel 2015, le forze peshmerga del governo regionale curdo-iracheno hanno riconquistato l’area teatro dei massacri e, al momento, quasi mille yazidi sono tornati nella città di Sinjar.

La ricostruzione tuttavia non è ancora ricominciata e quel centro urbano che una volta era stato abitato pacificamente da arabi e curdi è oggi una città fantasma.

La maggior parte degli appartenenti a questa comunità risulta ancora vivere in campi profughi e non è ancora tornata alle proprie case da cui fuggì nell’estate del 2014.

Si stima che almeno tremila persone di fede yazida siano ancora in schiavitù nelle mani dei miliziani del sedicente Stato Islamico.

“La ferita della comunità sta ancora sanguinando”, ha detto un uomo all’agenzia di stampa Reuters durante la cerimonia di commemorazione a cui hanno partecipato diverse migliaia di persone tra cui il sindaco e altri dignitari locali, tenuta in un tempio ai piedi della montagna che domina la città di Sinjar.

La commissione d’inchiesta per i diritti umani delle Nazioni Unite ha definito un genicidio quello perpetrato contro questa comunità in Iraq e ha aggiunto che le violenze non sono ancora finite.

“Il genocidio è ancora in corso e rimane in gran parte iimpunito, nonostante l’obbligo assunto da tutti gli stati membri dell’Onu di prevenire le violenze”, ha detto un commissario delle Nazioni Unite.

– LEGGI ANCHE36 yazidi sono stati liberati dopo 3 anni di schiavitù nelle mani dell’Isis

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