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Le foto dei rifugiati rohingya che tutto il mondo dovrebbe vedere

Secondo l'Agenzia Onu per i rifugiati, mezzo milione di rifugiati di questa minoranza musulmana ha oltrepassato il confine col Bangladesh per fuggire alle violenze in Birmania

Di Sara Ahmed
Pubblicato il 16 Ott. 2017 alle 09:59 Aggiornato il 16 Ott. 2017 alle 10:02
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Il fotografo e giornalista Kevin Frayer ha trascorso due settimane in Bangladesh per documentare la situazione dei rohinyga fuggiti dal Myanmar dopo le tensioni dello scorso agosto. Secondo UNHCR mezzo milione di rifugiati ha oltrepassato il confine col Bangladesh per fuggire alla violenze degli estremisti buddisti.   

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L’ong Amnesty International ha denunciato le violazioni dei diritti umani messe in atto contro i rohingya, tra cui omicidi, arresti arbitrari, violenze sessuali e la distruzione delle abitazioni tramite incendi.

I rohinga sono una minoranza musulmana che conta circa 1,1 milioni di fedeli. Vivono principalmente nella parte settentrionale della Birmania, nello stato di Rakhine.

Il governo birmano non ha incluso i rohingya nella lista dei 135 gruppi etnici ufficiali del paese e ciò li rende apolidi a tutti gli effetti.

Per le autorità birmane, i rohingya sono immigrati provenienti dal Bangladesh che vivono illegalmente all’interno del paese. 

I rapporti delle Nazioni Unite hanno definito i rohingya come una delle minoranze più perseguitate nel mondo. Non hanno accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e non possono muoversi liberamente all’interno del paese.

Circa 140mila rohingya del Rakhine vivono in campi-ghetto, che non possono lasciare senza il permesso del governo. Per ottenere la cittadinanza, devono dimostrare di aver vissuto in Birmania da almeno 60 anni, una prova pressoché impossibile. 

La repressioni contro i Rohinga sono cominciate nel 1970 quando 250mila rohingya furono costretti ad abbandonare le proprie case dall’esercito birmano, per trovare rifugio in Bangladesh. 

Le tensioni si sono intensificate nel 2012 causando la morte di oltre 200 rohingya e più di 140mila persone furono costrette a lasciare il paese.

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