Come la Cina ha trasformato Hangzhou in una città fantasma per il G20

Gli abitanti sono stati convinti a lasciare la città concedendogli una settimana di ferie, le fabbriche sono state chiuse e i dissidenti messi agli arresti domiciliari

Di TPI
Pubblicato il 6 Set. 2016 alle 13:49
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Le migliaia di persone arrivate in Cina per il summit del G20 che si è concluso lunedì 5 settembre sono rimaste meravigliate e sconcertate allo stesso tempo su come le regole autoritarie del regime cinese siano riuscite a trasformare una caotica metropoli di sei milioni di abitanti in una città fantasma con lo scopo garantire un summit senza disagi.

Circa un terzo della popolazione di Hangzhou, la città che ha ospitato il G20, è stata “convinta” con una settimana di ferie forzate a lasciare la città generando quello che i media cinesi hanno definito un esodo, con decine di migliaia di auto incolonnate lungo le arterie per abbandonare la metropoli.

Migliaia di residenti sono stati obbligati ad abbandonare gli imponenti condomini che circondano il centro conferenze dove si sono riuniti i leader mondiali per impedire possibili attentati dall’alto.

I dissidenti sono stati messi agli arresti domiciliari o costretti a lasciare la città dagli agenti di sicurezza per evitare incidenti o contestazioni.

E interi quartieri in cui vivono lavoratori immigrati sono rimasti deserti perché le fabbriche e i cantieri sono stati chiusi per l’intera durata del summit. Molti commercianti si sono lamentati di aver dovuto chiudere i negozi perché tutti i clienti, in maggior parte lavoratori immigrati, erano rientrati nelle loro città per trascorrere la settimana di ferie.

Così i giornalisti e le delegazioni diplomatiche hanno trascorso i giorni del summit passeggiando per le strade di una città fantasma. Ecco alcune foto di Hangzhou durante il G20 e un video della BBC girato per le vie della città diventata improvvisamente deserta.

Il video della BBC:

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