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Ue, l’unione sanitaria è una buona notizia per l’Italia: ecco perché ci guadagniamo

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 16 Set. 2020 alle 18:32 Aggiornato il 16 Set. 2020 alle 18:44
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Credits: EPA/OLIVIER HOSLET

Ue, l’unione sanitaria è una buona notizia per l’Italia: ecco perché ci guadagniamo

Il discorso sullo stato dell’Unione, tenuto oggi da Ursula Von Der Leyen al Parlamento Europeo, ha richiamato più volte il ruolo dell’Ue nella gestione del Coronavirus, sia per le azioni dirette che quelle indirette. Il controllo della pandemia è diventato, secondo Von Der Leyen, un problema sanitario transnazionale ed è per questo che l’Ue interverrà con la creazione di nuove agenzie ed enti di controllo, oltre che con nuovi finanziamenti.

Un approccio che deve fare i conti con l’attuale governance dei sistemi sanitari degli Stati membri, tra cui esistono pochissimi punti di unione e molti di divisione. All’interno dell’Ue convivono infatti diversi modelli di erogazione dei servizi sanitari, da quelli ad assicurazione pubblica obbligatoria (come in Germania) al sistema mutualistico obbligatorio ma in concorrenza (Olanda), fino al caso dell’Italia, con il Sistema sanitario nazionale e nessun obbligo di assicurazione.

Associare una competenza europea ai sistemi sanitari significherebbe stravolgere completamente i modelli di politiche pubbliche a cui siamo abituati nella materia forse più critica e importante nella vita dei cittadini. E questa potrebbe non essere una cattiva notizia.

Lo scenario di una sanità minima Europea

Ursula Von Der Leyen, nel suo discorso, ha per tre volte rimarcato la parola “competenze”, insistendo sul fatto che l’Ue è riuscita a far molto nella gestione del Covid-19, pur non avendo competenze in materia sanitaria, e ha evidenziato la necessità di una riflessione su possibili nuove competenze. Uno scenario di questo tipo potrebbe prevedere un sistema di governance di indirizzo europeo su cui viene costruita concorrenza tra sistemi nazionali (o regionali/pan-regionali) differenti. Un modello federale che richiederebbe, comunque, una maggiore integrazione nel campo della politica economica e l’Italia, in questa condizione, potrebbe averne beneficio.

In Italia: più politica che scienza

Il nostro Sistema sanitario, anche se caratterizzato da grandi eccellenze, può essere considerato ancora lontano dalla perfezione, almeno per quanto riguarda la governance. Ad oggi le decisioni più importanti riguardo le politiche sanitarie vengono prese da politici e da dirigenti sanitari scelti direttamente o indirettamente da politici. L’80 per cento dei budget regionali è infatti impegnato nella spesa sanitaria locale, con una governance che impone la nomina dei vertici sanitari all’Assessore regionale alla Sanità. Tempi, costi e spesso qualità del servizio inducono milioni di pazienti a rivolgersi a strutture private o accreditate. Solo queste ultime garantiscono al SSN il 26 per cento delle prestazioni complessive.

Sistema sanitario Europeo, un’opportunità per l’Italia

L’ipotesi di un sistema sanitario Europeo o trans-nazionale potrebbe scontrarsi con le posizioni dei paesi “frugali”, come Olanda e Germania, che non sempre apprezzano le ingerenze europee in materie dove vi è la necessità di condividere un rischio, come la fiscalità o la sanità. Per l’Italia, invece, questo stesso scenario potrebbe rappresentare una grande opportunità: il nostro Paese non è riuscito, in oltre 40 anni dall’istituzione del SSN, a fare i conti con inefficienze, fenomeni di clientelismo e scarsa trasparenza. E questa potrebbe essere l’opportunità migliore per riformarlo.

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