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    Dopo Trump, Twitter “censura” anche Khamenei e l’ambasciata cinese. E Facebook toglie i soldi alla politica

    La scure delle grandi piattaforme social non si ferma. Dopo Trump, anche Libero Quotidiano, l'ayatollah Khamenei e l'ambasciata cinese. Merkel e il dissidente russo Navalny parlano di "censura inaccettabile e problematica". "Non deve essere un manager a decidere”, sottolinea la cancelliera tedesca. Lo strapotere dei big tech solleva perplessità sulla legittimità di questo tipo di interventi

    Di Clarissa Valia
    Pubblicato il 12 Gen. 2021 alle 11:35 Aggiornato il 12 Gen. 2021 alle 17:25

    Lo strapotere delle grandi piattaforme tech americane che controllano i principali social network comincia a preoccupare. Dopo la decisione di chiudere per sempre il profilo del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, in seguito ai drammatici fatti di Capitol Hill, e dopo la notizia del “ban” al giornale italiano Libero Quotidiano per “attività sospette”, sono sempre di più gli utenti che giudicano l’intervento dei colossi social “censorio”. Così, credendo di correggere il tiro della polemica crescente, Twitter ha deciso di “censurare” anche Khamenei e l’ambasciata cinese. E Facebook sta pensando di bloccare i soldi alla politica.

    Twitter oscura il post dell’ayatollah dell’Iran Khamenei
    In molti, come noi in questo articolo a firma di Enrico Mingori, ci siamo chiesti perché il social network utilizzasse due pesi e due misure: viene censurato Trump, mentre non si prende alcuna iniziativa, ad esempio, contro l’ayatollah Ali Khamenei, dal cui account sono partiti messaggi che evocavano la distruzione di Israele. E così nelle ultime ore arrivano alcuni segnali di intervento “multilaterale” su account di altri potenti, come quello del leader supremo iraniano Ali Khamenei che è stato oscurato dopo avere scritto un post in cui definiva i vaccini anti-Covid prodotti negli Usa e nel Regno Unito “completamente inaffidabili”, mettendone così in dubbio l’efficacia. “Non è improbabile – il suo messaggio – che vogliano contaminare altre nazioni. Data la nostra esperienza con le scorte di sangue contaminate dall’HIV in Francia, neanche i vaccini francesi sono affidabili”. Per giustificare la decisione di rimuovere il post, Twitter ha riferito al New York Post che il “cinguettio” dell’ayatollah violava le regole contro la “disinformazione sul Coronavirus”. “Al proprietario dell’account sarà richiesto di eliminare il tweet in violazione prima di riottenere l’accesso al proprio account”, ha affermato un portavoce di Twitter.

    Anche l’ambasciata cinese Usa nel mirino di Twitter
    Twitter ha anche cancellato un post dell’ambasciata cinese negli Usa nel quale si leggeva che le donne uigure si erano “emancipate” grazie alle politiche attuate nella regione dello Xinjiang, dove invece si sospetta che Pechino abbia costretto alla sterilizzazione o a pratiche contraccettive numerose donne per frenare la crescita della popolazione. Riporta Repubblica.

    Blocchi anche in Uguanda
    In Uganda, dove tra tre giorni si vota e la propaganda di disinformazione ha raggiunto livelli altissimi, circa 50 account sono stati chiusi da Facebook, in gran parte pagine e utenti legati al Movimento di resistenza nazionale (Nrm), il partito del presidente Yoweri Musuveni, al potere da 35 anni e in lizza per un secondo mandato.

    Reazioni. Il dissidente russo Navalny contro Twitter: “Censura inaccettabile”
    La decisione di Twitter di sospendere permanentemente l’account di Trump ha scatenato la reazione dell’oppositore russo Aleksei Navalnyj che ha bollato la decisione del social come “un inaccettabile atto di censura”. ”A mio parere, la decisione di bandire Trump” da Twitter è ”basata su emozioni e preferenze politiche personali”, ha aggiunto. ”Non mi si venga a dire che è stato bannato per aver violato le regole di Twitter. Ricevo minacce di morte qui ogni giorno da molti anni e Twitter non bandisce nessuno (non che io lo chieda)”, prosegue il dissidente.

    ”Questo precedente sarà sfruttato dai nemici della libertà di parola in tutto il mondo. Anche in Russia. Ogni volta che hanno bisogno di mettere a tacere qualcuno, diranno: ‘Questa è solo una pratica comune, anche Trump è stato bloccato su Twitter'”, scrive Navalny in un altro post. A suo avviso è necessario che Twitter formi ”una sorta di comitato che possa prendere tali decisioni. Dobbiamo conoscere i nomi dei membri di questo comitato, capire come funziona, come votano i suoi membri e come possiamo fare ricorso contro le loro decisioni”.

    Il dissidente russo afferma poi che ”ovviamente Twitter è una società privata, ma abbiamo visto molti esempi in Russia e in Cina di società private che sono diventate le migliori amiche dello stato e li hanno favoriti quando si tratta di censura”. Citando i negazionisti della pandemia in atto, Navalny scrive che ”coloro che hanno negato il Covid-19 esistono liberamente e comunicano su Twitter. Le loro parole sono costate migliaia di vite. Eppure è stato Trump a essere stato bandito pubblicamente e ostentatamente. Tale selettività indica che si è trattato di un atto di censura”. Inoltre ”tra le persone che hanno account su Twitter ci sono assassini a sangue freddo (Putin o Maduro), bugiardi e ladri (Medvedev). Per molti anni Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati come base per la “fabbrica di troll” di Putin e gruppi simili di altri paesi autoritari”.

    Merkel contro Twitter: “Censura problematica, non deve essere un manager a decidere”
    Posizione quella di Navalny condivisa anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel: “È possibile interferire con la libertà di espressione, ma secondo i limiti definiti dal legislatore, e non per decisione di un management aziendale. Questo è il motivo per cui la Cancelliera ritiene problematico che gli account del presidente americano sui social network siano stati chiusi in maniera definitiva”: sono le parole con cui Angela Merkel, attraverso il suo portavoce Steffen Seibert, ha commentato la decisione di Twitter di sospendere in via definitiva l’account personale di Trump.

    Facebook blocca i soldi alla politica
    Dopo l’attacco al Campidoglio, la piattaforma di Mark Zuckerberg ha annunciato che si unirà alla scelta di altre grandi aziende, gruppi alberghieri come Marriot, grandi banche come JP Morgan Chase ma anche grandi aziende tech come Microsoft e Alphabet Google, di sospendere i contributi finanziari ai partiti politici almeno nel primo trimestre del 2021. “Storicamente, le aziende tech donano soldi sia ai repubblicani che ai democratici, a volte andando contro la volontà dei dipendenti che tendono più a sostenere i democratici”, dice il sito Axios che ha dato in esclusiva la notizia.

    La decisione di sospendere del Pac (political action committee, lo strumento con cui individui e aziende ufficializzano il finanziamento politico) di Facebook, anche se bipartisan, ha sollevato perplessità. Se non altro per la sua tempistica. La fase cruciale in cui i grossi flussi finanziari erano essenziali per la possibilità di acquistare spazi pubblicitari per la campagna elettorale è infatti passata essendo finite le elezioni. Come ha spiega anche Microsoft, nel primo trimestre di insediamento del Congresso normalmente i finanziamenti si sospendono. Secondo i più esperti, la vera dimostrazione sarà tra tre mesi, quando la sospensione arriverà a scadenza.

    Leggi anche: 1. Nessuno dice come stanno davvero le cose: Facebook e Twitter hanno censurato Trump unicamente per tutelare i loro interessi; // 2. Angela Merkel contro Twitter: “Censura di Trump problematica, non deve essere un manager a decidere”; // 3. Parler, l’app sovranista popolare tra i fan di Trump, è stata oscurata; // 4. Twitter censura Trump, ma non i regimi in Cina e Iran
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