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Russiagate, l’ex direttore della campagna elettorale di Trump si è costituito all’Fbi

Il presidente statunitense ha definito i nuovi sviluppi sul caso un tentativo di sviare l'attenzione dell'opinione pubblica sui lavori dei repubblicani relativi alla riforma delle tasse

Di Giuseppe Loris Ienco
Pubblicato il 30 Ott. 2017 alle 09:06 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:33
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Immagine di copertina

Paul Manafort, direttore della campagna elettorale di Donald Trump tra giugno e agosto 2016, si è consegnato all’Fbi dopo essere stato accusato di frode fiscale.

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Insieme a Manafort si è costituito anche Rick Gates, già suo vice ai tempi della campagna per l’attuale presidente degli Stati Uniti.

Tra i 12 capi d’accusa per i due imputati ci sono quelli di cospirazione contro gli Usa, false attestazioni e riciclaggio di denaro.

L’arresto di Manafort rientra nell’ambito delle indagini relative al Russiagate, ovvero la sospetta interferenza russa nella campagna elettorale per le presidenziali statunitensi del 2016, che con le prime incriminazioni ufficiali del 30 ottobre sono passate a una seconda fase.

Manafort si era dimesso da direttore della campagna elettorale di Trump dopo essere stato accusato di aver ricevuto milioni di dollari in pagamenti illeciti da parte di un partito politico ucraino pro-Putin.

Le iscrizioni nel registro degli indagati rappresentano una svolta decisiva nei lavori del procuratore speciale Robert Mueller, l’ex capo dell’Fbi che dallo scorso 9 maggio coordina le indagini sulle sospette connessioni tra la squadra di Donald Trump e il Cremlino.

All’inizio dell’anno in corso le agenzie di intelligence statunitensi hanno stabilito la concretezza delle ipotesi riguardanti le interferenze, con il probabile impegno di funzionari russi concentrato nella diffusione di informazioni e dati personali hackerati per screditare la candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton.

Le indagini di Mueller, secondo fonti citate dall’agenzia di stampa Reuters, si sono focalizzate anche su sospetti crimini finanziari e ostruzione alla giustizia da parte del presidente statunitense, che in un’intervista alla NBC aveva citato “la questione russa” tra le cause del licenziamento a sorpresa dell’ex direttore dell’Fbi James Comey lo scorso maggio.

Donald Trump, così come il Cremlino, ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nel caso, definendo la vicenda “una caccia alle streghe”.

Domenica 29 ottobre, il presidente statunitense ha affermato in un tweet che le indagini relative al Russiagate rappresentano uno strumento per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai lavori dei repubblicani per la riforma delle tasse, esprimendo dubbi sul fatto che dietro i dossier possano esserci i democratici e Hilllary Clinton.

Tra i personaggi vicini a Trump coinvolti nell’inchiesta ci sono il già citato ex direttore della campagna elettorale Paul Manafort e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, licenziato lo scorso febbraio per aver mentito riguardo un incontro svoltosi lo scorso anno con l’ex ambasciatore russo a Washington Sergey Kislyak.

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