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Di Battista
Home » Esteri

È cominciata la tregua in Yemen

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La capitale Sanaa e il porto di Aden sono rimaste tranquille, ma ci sono stati scontri a Taiz. I colloqui di pace inizieranno il 18 aprile in Kuwait

È cominciata in Yemen la tregua sponsorizzata dalle Nazioni Unite per cercare di arginare una guerra civile – spesso indicata come guerra
per procura tra l’Arabia Saudita e l’Iran – che ha causato una gravissima crisi
umanitaria.

Il cessate il fuoco è entrato in vigore alle ore 21:00 di
domenica e, secondo i residenti locali, la capitale Sanaa ha passato una
nottata tranquilla. Sono stati registrati invece scontri nella città di Taiz, nel
sudovest del paese.

Il governo, sostenuto da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita,
e i ribelli sciiti Houthi si sono rimpallati la colpa di aver innescato le
violenze nella città, spesso teatro di gravi scontri.

Le forze governative hanno riferito che gli Houthi hanno
usato artiglieria pesante mentre questi ultimi hanno accusato la coalizione di
aver lanciato raid aerei a tregua appena cominciata.

La città portuale di Aden, nel sud dello Yemen, in mano alle
forze governative da luglio 2015 è rimasta tranquilla.

Il ministro degli Esteri del governo yemenita Abdel Malek al-Mekhlafi ha riferito all’emittente al-Arabiya che “la tregua è nei momenti iniziali e potrebbero verificarsi delle violazioni, ma speriamo che nelle prossime ore il cessate il fuoco venga rispettato”.

La tregua prepara il terreno ai colloqui di pace che
cominceranno il 18 aprile in Kuwait, sotto gli auspici delle Nazioni Uniti. 
L’inviato speciale dell’Onu per lo Yemen Ismail Ould Cheikh
Ahmed ha dichiarato che un comitato di rappresentanti militari appartenenti a
entrambe le fazioni lavorerà al mantenimento della tregua.

I termini dell’accordo prevedono anche accesso illimitato
per gli aiuti umanitari in tutto il paese. Il conflitto ha causato oltre
seimila vittime e costretto milioni di yemeniti ad abbandonare le proprie case.
La situazione umanitaria è aggravata dal rischio reale di carestia, mentre le
strutture e i servizi essenziali sono sull’orlo del collasso.

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