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Le reti di familiari e amici che aiutano i terroristi più dei membri dello Stato islamico

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"Abdeslam si basava su una grande rete di amici e parenti che lo tenevano nascosto", ha detto il procuratore federale belga Frederic Van Leeuw

Dopo gli attacchi di Parigi, le forze di sicurezza hanno cercato in lungo e in largo Salah Abdeslam, scomparso dopo il ritorno a Bruxelles, credendo che altri membri del sedicente Stato islamico potessero averlo aiutato a nascondersi in Turchia, in Siria o in Marocco.

Sembra invece che l’uomo più ricercato d’Europa non abbia mai lasciato la capitale belga. E sono stati i suoi familiari e amici ad aiutarlo a fuggire dalla caccia all’uomo andata avanti per quattro mesi prima del suo arresto. Si nascondeva in una casa non lontana da quella dei suoi genitori. 

Il caso di Abdeslam mette in evidenza la difficoltà di individuare dei sospettati che possono contare della protezione della loro comunità di appartenenza. “Abdeslam si basava su una grande rete di amici e parenti che lo tenevano nascosto”, ha detto il procuratore federale belga Frederic Van Leeuw.

Salah Abdeslam potrebbe essere rimasto nascosto nello scantinato dell’appartamento della madre di un amico che non aveva alcun collegamento con i militanti islamici, ha riferito il quotidiano belga La Libre Belgique.

Abdeslam aveva chiesto a due amici di riportarlo a Bruxelles dopo che suo fratello Brahim si era fatto esplodere in un caffè di Parigi. Altri ancora lo hanno poi portato nel quartiere di Molenbeek e messo al sicuro in una casa. La polizia ora indaga su un uomo e una donna accusati di aver ospitato il fuggitivo. 

Il Belgio ha fornito il numero più alto pro capite di combattenti in Siria di qualsiasi altra nazione europea. Più di 300 belgi sono andati in Siria e in Iraq, secondo una stima del think-tank belga Egmont. 

“Non penso che Daesh stia dando ordini 24 ore al giorno. Ciò ci renderebbe il lavoro troppo facile”, ha detto il procuratore Van Leeuw. “I militanti lavorano da freelance”, dice. 

Tale complessità ha spinto le autorità di polizia europee a sollecitare i governi a concentrarsi sui legami tra i militanti politici e la criminalità organizzata – rilevando, ad esempio, che il finanziamento dei gruppi militanti spesso arriva dallo spaccio di droga e dal racket. Con tutta probabilità, sostiene la polizia, è stata la criminalità organizzata a fornire ai vari militanti i kalashnikov usati negli attacchi. 

Secondo l’esperto di anti-terrorismo, Rik Coolsaet, l’individuazione delle reclute del sedicente Stato islamico in Europa è diventato sempre più difficile perché, a differenza del passato, non si tratta più solo di giovani appartenenti agli ambienti conservatori, ma spesso sono ragazzi ribelli e laici, delusi dalla mancanza di opportunità e dal non avere un ruolo nella società. 

“Partecipare alle attività del cosiddetto Stato islamico apre loro un’emozionante dimensione. Per la maggior parte di loro è un’esperienza simile al traffico di droga, alla delinquenza giovanile. Un viaggio a Utopia”, ha proseguito. 

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