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Home » Esteri

Cosa potrebbe succedere adesso che gli Stati Uniti hanno attaccato la Siria

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Quello della notte del 6 aprile 2017 è il primo vero attacco militare di Trump dall'inizio della sua presidenza. Il vero interrogativo è succederà adesso

L’attacco contro la Siria della notte del 6 aprile 2017 è la prima vera iniziativa militare di Trump dall’inizio della sua presidenza, inaugurata lo scorso 20 gennaio. A differenza del presidente statunitense Obama, che ha esitato nel 2013 di fronte a una chiara violazione della sua linea rossa rappresentato dall’uso di armi chimiche, Trump non ha cercato alleati, non ha chiesto al Congresso l’autorizzazione, e non si è evidentemente preoccupato delle conseguenze a breve e a lungo termine. 

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Per il presidente Trump, l’attacco chimico di Idlib per mano di Assad “ha oltrepassato ogni linea rossa”. La sua risposta ha inviato un messaggio: l’uso di armi chimiche in Siria non è rimasto senza conseguenze. Rimane ora da vedere quello che succederà adesso.

Non è chiaro che impatto avrà l’intervento militare statunitense in Siria.  Secondo molti analisti statunitensi 59 missili da crociera non cambieranno l’approccio senza esclusione di colpi di Assad ai sei anni di guerra civile. 

Obama aveva scelto di definire l’interesse vitale degli Stati Uniti in Siria in maniera più restrittiva, combattendo il sedicente Stato islamico senza invischiarsi in un altro costoso pantano in Medio Oriente.

Sembra evidente che Trump, che all’improvviso ha deciso di intervenire in Siria, non sappia cosa fare né che strategia intraprendere. La più grande differenza tra il 2013 e oggi è che i rischi di un allargamento del conflitto sono molto maggiori.

Un’altra grande differenza che Trump e i suoi vertici militari devono affrontare ora è la presenza di truppe russe alleate di Assad e di sistemi di difesa aerea russi che sono in grado di abbattere gli aerei degli Stati Uniti sul campo di battaglia.

Oggi, le truppe russe sono mescolate con le forze siriane, e qualsiasi attacco contro un obiettivo militare siriano potrebbe anche produrre perdite militari russe.

“È molto più difficile ora”, ha detto John Allen, ex generale che aveva coordinato l’attacco statunitense contro il sedicente Stato islamico. “Gli Stati Uniti devono porsi una domanda: quanto vogliamo essere arrabbiati? Siamo abbastanza moralmente pronti ad agire anche con la possibilità di uccidere dei russi?”. 

Se l’operazione missilistica provocherà una risposta, gli Stati Uniti potranno essere tirati in mezzo alla guerra civile siriana. Un tale risultato non solo metterebbe vite americane a rischio, ma renderebbe la guerra degli Usa contro lo Stato islamico, che Trump ha dichiarato la sua priorità della politica estera, ancora più difficile.

Trump potrebbe ridurre alcuni di questi rischi assicurando ai russi che gli attacchi sono stati progettati esclusivamente per punire Assad per l’uso di armi chimiche e non per far pendere la bilancia nella guerra civile.

Ma secondo altri analisti, la cui opinione è riportata dal quotidiano statunitense The Washington Post, è anche plausibile che gli attacchi possano dare agli Stati Uniti una nuova leva di pressione per raggiungere un compromesso con i russi che potrebbe porre fine alla guerra civile siriana.

“Il messaggio politico che questo attacco ha mandato è che si sta utilizzando un approccio completamente diverso da quello della precedente amministrazione”, ha detto Andrew Tabler, un esperto di Siria presso l’Istituto di Washington. Questa mossa potrebbe mandare in confusione il regime siriano e gli Stati Uniti potrebbero usare tutto ciò a proprio vantaggio.

“Se non si agisce, si sta effettivamente dicendo ad Assad e ai sostenitori del regime che potranno usare tutto il gas sarin che vogliono”, ha detto Phil Gordon, ex direttore senior per il Medio Oriente alla Casa Bianca durante l’amministrazione Obama.

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