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    Sri Lanka, uno dei kamikaze aveva studiato nel Regno Unito

    Di Futura D'Aprile
    Pubblicato il 24 Apr. 2019 alle 08:57 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:11

    Proseguono le indagini sulla strage che nella domenica di Pasqua ha insanguinato lo Sri Lanka e rivendicato il 23 aprile dall’Isis tramite il canale Amaq.

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    Il bilancio delle vittime, aggiornato al 24 aprile, parla di 359 morti e di 500 feriti, ma il numero dei morti potrebbe continuare ad aumentare con il passare dei giorni.

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    Intanto il Governo ha fatto sapere che i kamikaze che hanno condotto gli attacchi sono in totale 9 e 8 di loro sono già stati identificati.

    Uno degli attentatori, hanno specificato le autorità, aveva studiato in Gran Bretagna per poi specializzarsi in Australia e in generale quasi tutti i kamikaze avevano legami internazionali avendo vissuto o studiato all’estero.

    “Riteniamo che uno dei kamikaze abbia studiato nel Regno Unito e in seguito abbia proseguito gli studi in Australia prima di tornare a stabilirsi in Sri Lanka”, ha affermato Ruwan Wijewardene, sottosegretario alla Difesa.

    “Molti di loro sono ben istruiti e provengono dalla classe media o medio-alta, quindi sono finanziariamente abbastanza indipendenti e le loro famiglie stabili dal punto di vista economico e questo è un dato preoccupante. Alcuni di loro credo avessero studiato in vari altri Paesi, con una laurea, quindi persone abbastanza istruite”.

    Secondo quanto emerso dalle indagini tra i kamikaze ci sarebbero anche due fratelli, figli di un ricco commerciante di spezie di Colombo. I due avevano meno di 30 anni e gestivano una “cellula terroristica familiare”.

    La vicenda – Le esplosioni, otto in totale, hanno colpito diverse chiese e hotel di lusso della capitale Colombo mietendo vittime tra turisti e fedeli cristiani.

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    Secondo quanto affermato dal ministro della Difesa durante il suo ultimo discorso al Parlamento, gli attacchi sono stati una “rappresaglia” per la strage di musulmani avvenuta a Christchurch, in Nuova Zelanda.

    Le prime indagini avevano rivelato che dietro gli attentati vi era un gruppo jihadista locale noto come  National Thowheed Jamath (Ntj). Un’organizzazione troppo piccola per aver agito da sola, come confermato dall’Isis stesso pochi giorni dopo.

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    Gli arresti – Intanto è salito anche il numero delle persone arrestate. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile le forze dell’ordine hanno fermato altre 8 persone sospette, facendo quindi salire a 58 il numero dei fermati.

    La notizia è stata data dal portavoce della polizia Ruwan Gunasekara, ma il primo ministro Ranil Wickremesinghe ha allertato la popolazione, avvertendo che ci sono persone sospette ancora libere e che rappresentano un pericolo per la sicurezza.

    Secondo fonti investigative, almeno altri 9 sospetti non sono ancora stati arrestati.

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