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Il sogno canadese dei rifugiati siriani

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Lo speciale di TPI spiega come il Canada accoglie chi scappa dalla guerra, attraverso le testimonianze di rifugiati, di cittadini canadesi e di accademici

Mentre gli Stati Uniti tentano di chiudere i propri confini e innalzare muri, un altro paese nordamericano decide di puntare sull’accoglienza. Si tratta del Canada, dove al programma del governo per sostenere i rifugiati, si aggiunge anche la possibilità che gruppi di almeno cinque cittadini sponsorizzino privatamente una famiglia di profughi fino a un anno dal loro arrivo nel paese. La sponsorizzazione prevede il sostentamento economico e il supporto all’integrazione sociale per i rifugiati accolti.

Dal 4 novembre 2015, giorno dell’insediamento del primo ministro Justin Trudeau, il Canada ha accolto complessivamente oltre 39.600 rifugiati siriani, di questi quasi 14mila attraverso sponsorizzazioni private. Altre 18mila richieste sono ora sotto esame, mentre 2mila sono state già accettate e riguardano persone che raggiungeranno a breve il paese.

Dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha firmato il Muslim Ban, che restringe l’accesso negli Stati Uniti ai rifugiati e ai cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana, il primo ministro canadese Justin Trudeau ha scritto un tweet in cui assicura ai profughi respinti da Trump una giusta accoglienza in Canada.

Ma il Canada non rappresenta solo il sogno dei rifugiati in fuga dalla guerra. Solo pochi mesi fa, subito dopo l’elezione di Trump come 45esimo presidente, le visite al sito del dipartimento d’immigrazione canadese sono impennate vertiginosamente, fino a causare un’interruzione del portale. Il paese guidato dal 45enne liberale originario di Ottawa è diventato simbolo dell’accoglienza e dei diritti per tutte le minoranze, in netta opposizione alle politiche protezionistiche e anti-immigrazione degli Stati Uniti.

Noi, fuggiti dalla Siria, vi raccontiamo come siamo stati accolti dal Canada

Hind fa parte del programma di aiuto ai rifugiati previsto dal governo per 12 mesi, al termine del quale deve raggiungere l’indipendenza economica. In caso contrario, deve fare ricorso ai sussidi sociali. Jamal è arrivato in Canada perché un gruppo di 17 privati ha deciso di sostenere economicamente lui e la sua famiglia per un anno. Anche lui, trascorso questo periodo, dovrà cavarsela da solo, anche se è improbabile che al tredicesimo mese i suoi sponsor lo abbandonino da un giorno all’altro qualora non dovesse farcela. Leggi il loro racconto.

Come funziona l’accoglienza dei rifugiati in Canada

Oltre al programma governativo e a quello privato, esiste anche da pochi mesi un sistema misto, in cui pubblico e privato dividono i costi al 50 per cento. Finora quasi 4mila rifugiati siriani sono arrivati in Canada con questo terzo strumento. Due docenti universitarie hanno spiegato a TPI le politiche e le dimensioni del fenomeno dell’accoglienza di rifugiati in Canada e quale sia il sistema migliore di accoglienza tra il programma pubblico e le sponsorizzazioni private. Ecco quello che c’è da sapere.

Ecco perché noi canadesi abbiamo deciso di “sponsorizzare” i rifugiati siriani

Le sponsorizzazioni private dipendono quasi esclusivamente da persone come Maggi, una donna canadese che fa parte di un gruppo di cittadini canadesi che supportano una famiglia di rifugiati siriani. Se i programmi di accoglienza del governo funzionano è merito anche dei volontari come Sam Jisri, un canadese di origine siriana che ha fondato Syrian active volunteers (Sav) una ong che supporta i profughi siriani con ogni mezzo, anche attraverso tutorial su Youtube in arabo. Leggi le loro interviste.

*Hind è un nome di fantasia dal momento che ha accettato di parlare con TPI in forma anonima.

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