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È morta la segretaria del gerarca nazista Joseph Goebbles

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Aveva 106 anni. Dal 1942 Brunhilde Pomsel aveva lavorato per l'allora ministro della Propaganda nazista, considerato uno dei peggiori criminali del Ventesimo secolo

Si è spenta il 27 gennaio all’età di 106 anni Brunhilde Pomsel, l’ex segretaria del capo della propaganda nazista, Joseph Goebbels, con il quale aveva iniziato a collaborare a partire dal 1942, nel pieno della Seconda guerra mondiale. 

La donna è morta nella sua casa a Monaco di Baviera. A dare la notizia della scomparsa è stato il regista Christian Kroenes, che nel 2016 aveva realizzato un documentario biografico su Brunhilde Pomsel. 

Brunhilde è una delle ultime sopravvissute tra il personale impiegato da Goebbels, che rivestì diversi ruoli politici di alto profilo nel Terzo Reich. Dal 1933 al 1945 fu nominato ministro della Propaganda, nell’aprile del 1945 fu ministro plenipotenziario per la mobilizzazione alla guerra totale e generale della Wehrmacht, assumendo l’incarico di difendere Berlino. Dopo il suicidio di Hitler, per due giorni fu nominato Cancelliere del Reich.

Con le sue tecniche di propaganda, Goebbels consentì al partito nazionalsocialista tedesco del lavoratori l’ascesa al potere in Germania nel 1933. In possesso di un dottorato in letteratura, il gerarca nazista si era distinto tra i nazionalsocialisti di spicco per la sua elevata cultura. Lo stesso Hitler lo aveva soprannominato Herr Doktor (Signor dottore). 

Brunhilde Pomsel ha descritto Goebbels come un uomo di bell’aspetto, anche se un po’ basso di statura e ha ricordato quanto fosse ben curato e ben vestito. “Era anche un uomo arrogante”, ha sottolineato la donna in una delle tante interviste realizzate per il documentario sulla sua vita. 

Classe 1911, Brunhilde Pomsel durante l’adolescenza fu assunta come stenografa nell’ufficio di un broker di assicurazioni ebreo. In seguito, svolse un lavoro simile per un nazionalista di estrema destra. Nonostante si fosse sempre definita poco interessata alla politica, nel 1933 decise di aderire al partito nazista tedesco e iniziò a lavorare con il governo e la radio nazionale tedesca. 

La sua abilità come dattilografa le permise di distinguersi e di ottenere un posto come segretaria personale di Joseph Goebbles nel 1942, all’epoca in cui lui ricoprì la carica di ministro della Propaganda per il Terzo Reich. 

Solo in tarda età Brunhilde ha deciso di rendere pubblica la sua storia e lo ha fatto nel documentario presentato al Munich Film Festival nel 2016, dal titolo A German Life (Una vita tedesca) dei registi Christian Krönes, Olaf S. Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer, trasmesso nelle sale cinematografiche italiane il 27 gennaio 2017 in occasione della Giornata della Memoria sullo sterminio degli ebrei. 

Su questo tema e sul lavoro svolto in quegli anni, la donna si è espressa in maniera decisa definendo il suo impiego “un lavoro come un altro”. Sull’Olocausto, Brunhilde ha raccontato di non aver mai saputo nulla della morte di sei milioni di ebrei nei campi di sterminio, e c’è chi negli anni l’ha accusata di non aver voluto vedere quello che accadeva a pochi metri da lei.

“Oggi c’è chi dice che avrebbe fatto di più per quei poveri e perseguitati e io ci credo”, ha replicato la donna. “Ma penso anche che al mio posto non lo avrebbero fatto. In quel periodo l’intero paese era come rinchiuso in una specie di cupola, come se tutti noi fossimo all’interno di un enorme campo di concentramento. Non abbiamo mai saputo nulla dello sterminio degli ebrei. Tutto è stato tenuto ben nascosto e ha funzionato”. 

Brunhilde ha sempre ammesso di non sentirsi affatto in colpa per le azioni compiute dai suoi superiori. “Non mi considero colpevole e se ciò dovesse essere, allora si dovrebbe incolpare l’intera popolazione tedesca che in quel frangente aveva permesso al partito nazionalsocialista di prendere il controllo”, ha dichiarato l’ex segretaria di Goebbels.

La donna fu catturata dalle truppe sovietiche alla fine della Seconda Guerra Mondiale e trascorse i successivi cinque anni nei campi di detenzione sovietici, prima di essere liberata e di ritornare in Germania, dove fu assunta in una radio nel 1950 e nella quale lavorò fino agli anni Settanta. 

Qui sotto il trailer ufficiale del documentario che racconta la vita di Brunhilde Pomsel.



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