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Home » Esteri

Poseidon: il gasdotto israeliano che potrebbe liberarci dalla dipendenza del gas russo

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Il progetto può trasportare fino a 12 miliardi di metri cubi l’anno

Arriva da Israele l’alternativa alla Russia e si chiama Poseidon. I recenti sviluppi geopolitici agitano lo spettro di un’imminente crisi energetica e ora l’Italia si trova costretta a guardare oltre la Russia per le sue forniture di gas, riportando l’attenzione a progetti archiviati talvolta da anni. È il caso del gasdotto israeliano Poseidon, autorizzato e mai realizzato – né contestato – ma che è rimasto a lungo senza gas.

Come riporta il Corriere, il progetto del gasdotto della società IGI Poseidon S.A. (50% dell’italiana Edison, 50% della greca Depa International Projects) è stato messo sotto contratto e sviluppato a partire dal 2008. Poseidon rappresenta in realtà solo l’ultimo tratto di 210 chilometri tra Grecia e Italia, e fa parte del più ampio Corridoio EasMed-Poseidon – lungo 1900 chilometri – che fa approvvigionamento al largo di Cipro, Israele e dell’Egitto e davanti alla Turchia, nelle acque storicamente contese del Mediterraneo orientale.

Il progetto, che dovrebbe sbarcare a una ventina di chilometri a sud di Otranto, prevede un investimento complessivo di 6 miliardi di dollari e può trasportare fino a 12 miliardi di metri cubi l’anno. Dopo aver completato la fase di sviluppo e aver ottenuto tutte le autorizzazioni ambientali e i permessi necessari sia in Italia che in Grecia, il progetto, sottolinea il Corriere, sarebbe attualmente pronto per la fase realizzativa.

Secondo quanto dichiarato all’agenzia Nova dall’amministratore delegato di Edison Nicola Monti, il progetto per la costruzione del gasdotto Eastmed-Poseidon pensato, per trasportare il gas dei giacimenti israeliani all’Europa passando per Cipro e Grecia fino all’Italia, oggi va “riportato al centro dell’attenzione perché è l’unico vero progetto di diversificazione su fonti di gas già scoperte, già provate e più prossime al mercato europeo“. Il progetto Eastmed “era fattibile e competitivo anche prima, ma, a maggior ragione, lo è oggi”, ha spiegato, facendo notare che “potrebbe essere realizzato nel giro di quattro anni, qualora ci fossero tutte le condizioni dal punto di vista del finanziamento e dal punto di vista politico”.

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