Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:31
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Paradise lost

Immagine di copertina

Un’inchiesta storica mette a nudo il party dell’evasione globale. Esponendo i truffatori che popolano l’universo offshore

Una gigantesca inchiesta guidata dall’Icij (International Consortium of Investigative Journalists), un gruppo di giornalisti investigativi con sede a Washington, ha svelato l’identità di migliaia di evasori sparsi in tutto il mondo e a tutti i livelli, che detengono fondi in paradisi fiscali come le Isole Vergini britanniche e le Isole Cayman. L’indagine, senza precedenti per dimensioni e portata, rischia di mettere a repentaglio le stesse garanzie di anonimato e segretezza su cui la galassia offshore ha basato il proprio successo, tanto da attrarre negli ultimi decenni una porzione significativa della ricchezza mondiale.

Tutto è partito da un hard-disk contenente 2,5 milioni di documenti ottenuto dall’Icij indagando in uno scandalo australiano. L’incredibile mole d’informazioni copre 30 anni di operazioni finanziarie e spazia su 170 Paesi diversi. I dati raccolti hanno dimensioni, misurate in gigabyte, 160 volte maggiori rispetto ai cablogrammi della diplomazia americana diffusi da Wikileaks nel 2010. Infatti, per gestire e analizzarli è stata necessaria la collaborazione di 86 giornalisti da 46 Paesi e di 38 testate, tra cui The Guardian, Le Monde , il Washington Post e il Süddeutsche Zeitung.

L’indagine racconta innumerevoli storie di corruzione ed evasione che vedono protagonisti uomini politici, miliardari e trafficanti. Tra quelle che stanno ricevendo più attenzione si trova la vicenda di Jean-Jacques Augier, il tesoriere della campagna elettorale di Hollande che ha utilizzato una società con sede nelle Cayman per investire in Cina: uno scandalo che fa il paio con quello che recentemente ha travolto l’ex ministro al Bilancio socialista Cahuzac, che aveva mentito riguardo l’esistenza di un conto svizzero intestato a sé.

Uno dei politici più potenti della Mongolia, Bayarstogt Sangajav, vicepresidente del Parlamento ed ex ministro del Tesoro, ha annunciato le sue dimissioni dopo che l’indagine dell’Icij ha accertato l’esistenza di un suo conto aperto in Svizzera. In Azerbaijan, è emerso che i familiari del controverso presidente Ilham Aliyev hanno controllato in passato società offshore, celandone l’effettiva proprietà. Uno dei maggiori collezionisti d’arte al mondo, la spagnola Carmen Thyssen-Bornemisza (vedova del magnate dell’acciaio) possiede capolavori di maestri come Van Gogh, Monet e Matisse anche tramite una società con sede nelle isole Cook. Una pratica, quella di utilizzare società offshore per acquistare opere d’arte, che risulta essere estremamente usuale.

Le ricerche dei giornalisti chiamati a raccolta dall’Icij mostra come la riservatezza dei conti offshore sia una risorsa inestimabile per truffatori e personalità alla Madoff, come dimostra la storia opaca di Moris Beracha, finanziere venezuelano vicino al governo Chavez, in grado di causare perdite anche nel fondo pensione della compagnia petrolifera di Stato (la Pdvsa) grazie a uno schema Ponzi che sfruttava una rete intricata di società e conti offshore.

Secondo uno studio di James Henry, ex capo economista di McKinsey, si stima che la ricchezza custodita nei paradisi fiscali sia compresa tra 16 e 25 mila miliardi di euro (o se si preferisce, trilioni), un valore astronomico pari all’incirca alla somma dei Pil degli Stati Uniti e del Giappone. Ricchezze simili possono essere manovrate solo grazie a efficienti organizzazioni private. Infatti, alcune tra le maggiori banche al mondo, tra cui Deutsche Bank, Ubs e Credit Suisse, sono coinvolte in quest’inchiesta per aver agevolato operazioni finanziarie in Paesi che garantivano l’anonimato e la segretezza per i propri clienti.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Non solo il velo: la rivolta in Iran assume le dimensioni di una vera lotta di classe
Esteri / Afghanistan, attentato in una scuola di Kabul: almeno 19 morti e 27 feriti
Esteri / Ambasciata italiana a Mosca: “Italiani valutino se lasciare Russia”
Ti potrebbe interessare
Esteri / Non solo il velo: la rivolta in Iran assume le dimensioni di una vera lotta di classe
Esteri / Afghanistan, attentato in una scuola di Kabul: almeno 19 morti e 27 feriti
Esteri / Ambasciata italiana a Mosca: “Italiani valutino se lasciare Russia”
Esteri / Germania: via al tetto al prezzo dell'energia, prevista spesa di 200 miliardi
Esteri / Donne in piazza: in Iran scoppia la rivoluzione del velo
Esteri / L’uragano Ian lascia al buio Cuba e devasta la Florida: più di due milioni di persone senza corrente elettrica
Esteri / Gasdotto Nord Stream, scoperta quarta falla. Svezia: “Quarta falla causata da esplosione”
Esteri / Il principe George avverte il compagno di classe: “Stai attento, mio padre sarà Re”
Esteri / Biden sulle elezioni in Italia: "Non c’è da essere ottimisti"
Esteri / Arabia Saudita: Mohammed bin Salman rimpiazza il padre e diventa Primo Ministro