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Palantir, il braccio privato del Deep State americano

Immagine di copertina
Alex Karp, co-fondatore e amministratore delegato di Palantir: ha teorizzato la missione politica dell’industria tecnologica. Credit: AGF

L’azienda di IA di Peter Thiel e Alex Karp è parte integrante degli apparati di sicurezza Usa. Dalle guerre in Medio Oriente alle persecuzioni anti-immigrati dell’ICE. Ma affianca anche l’esercito di Israele e diversi governi europei. Suscitando polemiche e interrogativi

Palantir Technologies è l’azienda che incarna maggiormente il lato più oscuro dell’Intelligenza artificiale. Diventata in pochi anni una delle principali appaltatrici del Governo degli Stati Uniti, la società, che sviluppa software per l’analisi di big data, è rimasta a lungo all’ombra di colossi del settore quali Nvidia, Meta o Amazon, ma oggi è una delle più influenti e allo stesso tempo misteriose realtà nel panorama tecnologico globale. Raccoglie in sé il meglio e il peggio dell’IA e la sua attività è accompagnata da un dibattito sempre più acceso su trasparenza, privacy, diritti democratici e uso politico della tecnologia. 

Il guru di big data
Per comprendere appieno Palantir non si può prescindere dalla controversa figura del suo co-fondatore, Peter Thiel, tra le personalità più importanti della Silicon Valley. 

Nato a Francoforte sul Meno, nell’allora Germania Ovest, Thiel, a causa del lavoro del padre Klaus, ingegnere chimico, si trasferisce prima negli Stati Uniti e poi in Africa, per poi fare ritorno nuovamente negli Usa.

Appassionato lettore di fantascienza, mostra sin da bambino un’intelligenza fuori dal comune, soprattutto in matematica. A 6 anni impara il gioco degli scacchi, divenendo in seguito uno dei primi dieci campioni d’America. 

Nel 1999 è tra i co-fondatori di PayPal, la piattaforma di pagamento digitale e trasferimento di denaro tramite Internet, che nel 2000 si fonde con la X.com di Elon Musk. Dopo la quotazione in borsa, nel 2002 PayPal viene venduta a eBay per 1,5 miliardi di dollari. 

Tra i primi investitori del social media Facebook, Thiel è una figura assai contraddittoria. Conservatore, ma apertamente gay. Cristiano ma ossessionato dalla figura dell’Anticristo e da scenari apocalittici. Libertario ma convinto che «la democrazia è incompatibile con la libertà». 

Nel 2016 è stato il primo “big” della Silicon Valley a sostenere Donald Trump, donando 1,25 milioni di dollari a sostegno della campagna presidenziale del tycoon. 

Da Tolkien a Gotham
È in questo contesto che si inserisce Palantir, che Peter Thiel fonda nel 2003 insieme ad Alex Karp, Nathan Gettings, Stephen Cohen e Joe Lonsdale. 

Il nome dell’azienda non è casuale, ma deriva dai palantiri, le “pietre veggenti” della saga de “Il Signore degli Anelli”. Nell’immaginario di J.R.R. Tolkien, autore del romanzo fantasy, questa pietra aveva il potere di osservare la realtà da lontano. 

La società inizialmente nasce per contribuire alla «guerra al terrore» dopo l’attacco alle Torri Gemelle e si basa su un concetto piuttosto chiaro: trasformare enormi quantità di dati in informazioni utili per prendere decisioni rapide e strategiche. 

Il successo di Palantir si basa su tre prodotti principali: Gotham, utilizzato da agenzie governative e militari per analisi di intelligence e operazioni sul campo; Foundry, piattaforma per aziende private che permette di integrare e analizzare dati complessi in ambito industriale e finanziario; e Aip, che integra modelli di Intelligenza artificiale avanzata per supportare decisioni in tempo reale.

L’azienda, che ha una capitalizzazione di mercato pari a circa 350 miliardi di dollari, ha contratti non solo con le agenzie federali statunitensi ma anche con agenzie governative di altri Paesi, nonché aziende private che operano in ambito finanziario e dell’assistenza sanitaria. 

Malgrado le critiche e i lati oscuri, Palantir ha indubbiamente contribuito a migliorare l’efficienza operativa in ambiti cruciali come la gestione delle emergenze, la sanità e la sicurezza. 

Diritti in pericolo
Dal 2014, Palantir collabora con l’Immigration and Customs Enforcement, la famigerata Ice, a cui fornisce i suoi software per raccogliere dati su individui, collegare informazioni da diverse banche dati, costruire profili investigativi e accesso a dati da social, telefoni, database pubblici e privati.

Uno degli strumenti più controversi è quello riguardante il software di nuova generazione, denominato Elite, che crea mappe con potenziali obiettivi di deportazione. Grazie a questa applicazione, l’Ice può stabilire la presenza di migranti in specifiche aree urbane, accedere ai loro fascicoli personali e avere anche una stima delle probabilità che si trovino in casa. Questo quindi permette agli agenti di identificare quartieri o persone da colpire con operazioni mirate. 

La nuova piattaforma ImmigrationOs, invece, traccia migranti e richieste di asilo, integra dati da molte fonti e accelera i processi di espulsione con l’obiettivo esplicito di rendere le deportazioni più rapide. 

Secondo l’azienda, i software forniti all’Ice servono a «integrare fonti di dati per un migliore monitoraggio del ciclo di vita dell’immigrazione, salvaguardando la sicurezza nazionale e favorendo la trasparenza e la responsabilità». 

Tuttavia, già nel 2010, Amnesty International aveva denunciato il mancato rispetto degli standard internazionali da parte della compagnia sul rispetto dei diritti umani. 

Nel 2024, Palantir ha concluso un accordo con le forze militari israeliane impegnate nella Striscia di Gaza. Il contenuto della partnership è top secret, ma diverse testate hanno ipotizzato attraverso ricostruzioni giornalistiche che l’Idf utilizzi almeno tre software volti al tracciamento di potenziali bersagli che possono essere seguiti in tempo reale fino alle loro case, all’assegnazione di un punteggio numerico ai residenti di Gaza sulle probabilità che siano terroristi e all’automatizzazione dell’elaborazione dei dati di sorveglianza. 

Palantir ha smentito, ma il suo nome appare più volte nel rapporto stilato dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. 

Cessioni di sovranità?
Nel vecchio continente diversi governi hanno siglato accordi, non senza polemiche, con Palantir. Tra questi vi è la Germania, Paese natale di Thiel. Nonostante l’utilizzo dei software della società siano stati vietati a livello nazionale, la polizia di alcuni land utilizza ancora i servizi dell’azienda statunitense. 

L’azienda è presente anche in Spagna, a cui fornisce un software per la gestione di banche dati del sistema di intelligence, e nei Paesi Bassi con l’esercito che utilizza le applicazioni dell’azienda per operazioni militari segrete. 

Palantir, però, non è una società qualsiasi. Soprattutto alla luce della visione di Peter Thiel, che, oltre a criticare più volte l’Europa, ha l’obiettivo dichiarato di una tecnologia americana che giochi un ruolo predominante nel mondo. 

«Palantir non è un’azienda privata nel senso stretto della parola. È una diramazione dell’apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Quando i governi europei acquisiscono i suoi strumenti, non stanno solo comprando software. Stanno cedendo sovranità», ha spiegato Francesca Bria, docente all’University College di Londra. 

Palantir è oggi uno degli attori più influenti nel rapporto tra tecnologia e potere. La sua capacità di trasformare dati in decisioni la rende uno strumento potentissimo, ma proprio questa potenza solleva interrogativi cruciali. 

Quanto controllo siamo disposti a cedere ai sistemi basati sui dati in nome della sicurezza e dell’efficienza? In un mondo sempre più guidato dagli algoritmi, la risposta a questa domanda definirà non solo il futuro di aziende come Palantir, ma anche quello delle democrazie contemporanee.

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