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Nigeria, la rivolta contro gli abusi della polizia Sars costringe il Governo a proclamare il coprifuoco di 24 ore

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 20 Ott. 2020 alle 19:19 Aggiornato il 21 Ott. 2020 alle 15:17
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Mentre il mondo è sconvolto dalla pandemia di coronavirus, la Nigeria si trova in questi giorni ad affrontare un forte movimento di protesta che ha coinvolto numerosi cittadini, in gran parte giovani, e che rischia di rappresentare un importante banco di prova per il governo. End SARS è un movimento spontaneo nato intorno a un hashtag comparso su Twitter per la prima volta con l’obiettivo di fermare la controversa unità di polizia chiamata Squadra speciale anti-rapina, nota semplicemente con la sua sigla SARS.

Questa speciale unità è stata accusata negli anni di compiere numerosi soprusi nei confronti dei cittadini, omicidi extra-giudiziali, torture, estorsioni e rapine in maniera sistematica, e negli anni sono più volte state lanciate campagne e proteste per chiederne lo scioglimento. L’ultima è esplosa proprio all’inizio di ottobre, quando è stato diffuso il video di un agente SARS che uccideva un ragazzo di fronte a un albergo di Ughelli, nello stato nigeriano di Delta.

Immediatamente sono scoppiate proteste lanciate dai social con l’hashtag #EndSARS che presto si sono diffuse in tutto il Paese e che, diversamente dalle occasioni precedenti, hanno visto segnali distensivi da parte delle autorità, che hanno immediatamente proibito alla controversa unità di svolgere fermi, perquisizioni e posti di blocco e hanno annunciato un’indagine, prima di annunciare lo scorso 11 ottobre lo scioglimento della SARS.

I manifestanti, tuttavia, hanno continuato a protestare, chiedendo che i responsabili degli abusi venissero perseguiti, con il timore che venissero semplicemente collocati in nuovi reparti di polizia da cui avrebbero potuto impunemente proseguire negli abusi e iniziando a criticare in generale la classe politica nigeriana. La protesta si è diffusa in tutto il Paese e anche all’estero, ottenendo il sostegno anche di personalità internazionali, come il rapper e candidato presidenziale americano Kanye West, oltre che di volti noti della musica nigeriana, come Davido e Wizkid.

Nei giorni successivi, infatti, molte proteste hanno registrato la partecipazione di elementi violenti che hanno cercato di prendere il sopravvento nella mobilitazione, fino a quel momento pacifica, causando scontri con le forze dell’ordine culminati anche in gravi episodi di violenza, come l’assalto contro un centro di detenzione nella città di Benin City che ha portato all’evasione di numerosi detenuti, o gli spari contro il governatore dello stato di Osun che stava prendendo parte alle proteste. A questo si sono aggiunti i timori che le continue manifestazioni e i disordini che si stavano venendo a creare potessero peggiorare la diffusione del coronavirus nel Paese. Questi fattori hanno portato l’autorità dello stato di Lagos, il più popoloso del Paese, a indire 24 ore di coprifuoco nel tentativo di abbassare la tensione. Ma vediamo alcuni elementi di questa protesta nel dettaglio.

Cos’è la SARS
SARS è la sigla con cui è nota la Squadra speciale anti-rapina, un’unità della polizia creata nel 1992 con l’obiettivo di fermare reati violenti come le rapine, i rapimenti e il furto di bestiame, tutti fenomeni tristemente diffusi in Nigeria. Negli anni, tuttavia, tale unità è diventata nota per essere accusata dall’opinione pubblica di agire in maniera brutale, compiendo sistematici arresti senza accuse specifiche, uccisioni extra-giudiziali, estorsioni e torture. Tali accuse hanno iniziato a essere mosse dalla metà degli anni Novanta, e in numerosi casi gli agenti ritenuti responsabili sono stati rimossi e talvolta anche indagati, ma l’unità ha continuato sistematicamente ad agire in maniera controversa, scatenando l’indignazione di settori dell’opinione pubblica.

Le gravi accuse mosse contro la SARS sono state messe nero su bianco dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani Amnesty International in un rapporto pubblicato nel 2016 che accusa l’unità di abusi, torture e trattamenti degradanti nei confronti delle persone prese in custodia. Successivi rapporti dell’organizzazione hanno indicato che tra il gennaio 2017 e il maggio 2020 l’unità avrebbe compiuto 82 casi documentati di abusi del genere.

Il movimento #EndSARS
#EndSARS è un hashtag comparso per la prima volta nel 2017, quando venne lanciata una petizione online con l’obiettivo di smantellare la controversa unità, ottenendo anche un limitato seguito da parte di un piccolo gruppo di senatori. Negli anni si sono seguite piccole iniziative di protesta, che sono però divampate su larga scala solamente dopo i fatti di Ughelli del 3 ottobre scorso, quando un video di un agente SARS che uccideva un ragazzo di fronte a un albergo è diventato virale.

In breve tempo sono state organizzate proteste in tutto il Paese, che hanno visto soprattutto la partecipazione di giovani e che hanno visto l’adesione di importanti personalità del mondo dello spettacolo, come le star musicali della musica Davido e Wizkid. Le proteste hanno in breve tempo avuto un’eco su scala internazionale e hanno visto il sostegno del cantante e candidato presidente degli Stati Uniti Kanye West e di Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, che ha anche lanciato un’emoji ad hoc per le proteste. A loro si sono aggiunti anche leader religiosi, come l’Arcivescovo di Lagos Alfred Adewale Martins, che ha chiesto al governo una riforma della polizia, e l’Arcivescovo di Benin City, Augustine Akubeze, che ha detto che i giovani sono stanchi di sentire dai politici promesse che rimangono parole.

Le autorità non sono rimaste a guardare e hanno deciso di iniziare a prendere provvedimenti contro la SARS, prima limitandone il potere e poi arrivando al suo scioglimento definitivo avvenuto lo scorso 11 ottobre. In sostituzione dell’unità ne è stata creata una nuova, chiamata SWAT. Oltre a questo, hanno mostrato un ulteriore segnale di distensione verso i manifestanti, ordinando il 13 ottobre il rilascio di tutte le persone arrestate dalle forze dell’ordine durante le proteste dei giorni precedenti, mentre il 15 ottobre sono stati arrestati gli agenti di polizia accusati di violenze nelle stesse manifestazioni.

Le proteste, tuttavia, sono continuate, con i manifestanti che hanno chiesto che i responsabili degli abusi venissero perseguiti, temendo che le attività illegali di cui è accusata la SARS potessero continuare in altre unità, e in breve tempo le ragioni della protesta si sono ampliate a una critica contro la classe politica e la diffusa corruzione presenti in Nigeria. Un rapporto del 15 ottobre di Amnesty International ha parlato di almeno 10 vittime nelle proteste, ma di lì a poco ci sarebbe stata una nuova svolta violenta.

Le infiltrazioni nelle manifestazioni
Il corteo End Sars di Lagos del 14 ottobre stava procedendo normalmente quando è stato aggredito da un gruppo di uomini armati di machete. Il 16 ottobre, alcuni spari sono stati indirizzati verso Adegboyega Oyetola, governatore dello stato di Osun, che stava prendendo parte alle proteste, senza colpirlo. Una serie di elementi violenti hanno iniziato dunque a prendersela con i manifestanti.

Di lì a poco, la situazione è degenerata ulteriormente con elementi violenti non identificati che hanno iniziato a dirottare deliberatamente la protesta, con manifestanti che il 19 ottobre hanno preso d’assalto una stazione di polizia e il carcere di Benin City, portando alla fuga di un numero non specificato di detenuti. Nel frattempo, da numerose manifestazioni sono arrivate notizie di vittime, che potrebbero aver portato i morti totali delle proteste tra manifestanti e forze dell’ordine oltre i 30, in un numero che oggi è difficile da verificare in maniera indipendente.

Parallelamente a questi fatti, le autorità hanno iniziato a temere per la situazione sanitaria, e il 20 ottobre la task force governativa anti-coronavirus ha messo in guardia circa il rischio di aumento di casi in relazione alle proteste degli ultimi giorni.

Questa complessa situazione ha portato le autorità a iniziare a prendere provvedimenti, in modo particolare nello stato di Lagos, il più popoloso del Paese, che dopo aver ordinato una preventiva chiusura delle scuole, il 20 ottobre ha ordinato un coprifuoco di 24 ore a partire dalle 16 ora locale. I manifestanti, tuttavia, in alcune aree dello stato sono scesi ugualmente in piazza, e le forze dell’ordine sono state schierate in assetto anti-sommossa per far rispettare l’ordine in una situazione attualmente ancora in via di sviluppo.

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