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Guida a tutti i movimenti indipendentisti d’Europa

Dai Paesi Baschi alle Fiandre, dall’Irlanda del Nord ai polacchi in Lituania: ecco la galassia europea delle regioni autonomiste che sostengono il referendum scozzese

Di Giacomo Di Stefano
Pubblicato il 24 Mar. 2017 alle 11:00 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:16
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Immagine di copertina

Il 13 marzo, l’annuncio di un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia può riaprire la sfida secessionista nelle tante regioni europee ostili al loro stato d’appartenenza.

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Un fronte complesso, non organizzato, che trova una nuova linfa indipendentista grazie alla sfida lanciata dopo la Brexit dalla premier scozzese Nicola Sturgeon al Regno Unito.

Il Sinn Féin in Irlanda del Nord

Un referendum in Irlanda del Nord vorrebbe annettere il paese all’Irlanda. L’iniziativa è partita dal movimento cattolico e nazionalista Sinn Féin, che nelle elezioni politiche di marzo 2017 ha sfiorato il pareggio con la formazione protestante e unionista Dup.

L’opzione referendaria è contemplata dall’Accordo del venerdì santo, ma potrebbe avere conseguenze insidiose ed esiti incerti, in particolare per la maggioranza di protestanti nella regione che non accetterebbe un’annessione con l’Irlanda.

I Paesi Baschi in Spagna

Il secondo fronte caldo è rappresentato dai Paesi Baschi. La comunità autonoma nel nord della Spagna ha vissuto decenni di lotta armata tra le forze di sicurezza spagnole e il gruppo terroristico Eta, con un cessate il fuoco che è arrivato solo nel 2011. Di recente l’attivista basco Angel Oiarbide ha dichiarato di trarre ispirazione dall’esempio scozzese di un’autodeterminazione, non violenta, che passa per la democrazia diretta.

I movimenti indipendentisti baschi stanno organizzando una consultazione non ufficiale, ma la Spagna non ha nessuna intenzione di concedere un referendum, forte anche del divieto costituzionale.

Problemi analoghi nella ricca e turistica Catalogna, da decenni in cerca di una legittimazione indipendentista. Tre anni fa la Corte Costituzionale spagnola ha giudicato nulla la sua autodichiarazione d’indipendenza, ma il movimento catalano punta a una nuova consultazione proprio nel 2017.

Più sfumata la posizione in Galizia e Aragona, dove le richieste sono di una maggiore autonomia finanziaria, volta a tutelare e preservare la cultura locale.

I polacchi in Lituania

Rispetto alle altre, la minoranza polacca in Lituania è poco conosciuta e raccontata. Si tratta di una comunità di circa 200mila persone, che vive nella parte sudorientale del paese e che è stata supportata in passato dall’Urss. Ha avuto tensioni con la maggioranza lituana soprattutto dal 1990, data di dichiarazione d’indipendenza della Lituania dall’Unione Sovietica.

Ma le istanze autonomiste nella zona non sono ancora sopite. Ne è testimonianza la protesta del 2015, contro l’Education Act del 2011 che secondo la minoranza ha penalizzato la cultura polacca. Le manifestazioni sono sfociate in un clamoroso sciopero dell’educazione, che ha fatto incrociare le braccia a professori e studenti polacchi.

Il fronte corso in Francia

Legato alla criminalità organizzata è l’indipendentismo della Corsica. Per quasi cinquant’anni il Fronte nazionale di liberazione corso (Fnlc), formazione d’estrema sinistra vicina a Eta e Ira, ha compiuto migliaia di attentati contro istituzioni politiche ed economiche francesi. Un’attività criminale che non ha risparmiato neanche cittadini e commercianti, derubati e taglieggiati per la causa rivoluzionaria.

Nonostante l’Fnlc abbia ufficialmente deposto le armi nel Natale del 2014, non è escluso che il referendum scozzese possa riaccendere le velleità indipendentiste corse.

I fiamminghi in Belgio

Il vento dell’indipendentismo soffia anche nel centro nevralgico delle istituzioni europee. La maggioranza fiamminga – la parte ricca del paese, di lingua olandese – vuole che le Fiandre siano uno stato confederale. Un preludio all’indipendenza che non piace affatto ai Valloni – di lingua francese e socialmente meno ricchi dei fiamminghi – che sostengono il progetto di stato unitario.

Ora la partita scozzese può dare lustro alla battaglia per una regione fiamminga ancor più autonoma dalla Vallonia.

Gli indipendentisti in Italia

Nel nostro paese piccoli atolli indipendentisti sono sparsi per tutta la penisola, dalla Sicilia al Veneto passando per la Sardegna.

Un riferimento particolare lo merita il Sud Tirolo. La storica leader indipendentista Eva Klotz, fondatrice del Sud Tiroler Freiheit, contesta il carattere arbitrario di un’annessione all’Italia che non ha coinvolto i tirolesi, che con l’Italia hanno pochi legami culturali.

Difficile comunque che il secessionismo scozzese possa aiutare la causa tirolese, una suggestione folkloristica più che una battaglia indipendentista.

La minoranza musulmana in Grecia 

Religione e autonomismo animano la minoranza musulmana della Grecia settentrionale. Una comunità di circa 100mila persone che abitano una piccola porzione circoscritta vicina alla Turchia.

Qui i musulmani, molti di origine turca, hanno tutt’oggi numerosi scontri di natura religiosa, culturale e sociale con la Grecia. Gli attriti sono aumentati quando il governo greco ha iniziato a nominare la guida religiosa, il mufti, che prima del 1985 era nominata dalla comunità musulmana.

La Grecia ha anche messo al bando – nonostante il parere negativo della Corte europea dei diritti dell’uomo – la seguitissima Unione turca di Xanti, accusata dai greci di essere vicina ai nazionalisti turchi.

— LEGGI ANCHE: Come sarebbe la mappa dell’Europa se i movimenti indipendentisti avessero successo

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