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Naufragio con 130 migranti morti al largo della Libia: “La Ue ha negato i soccorsi”

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“Un’altra strage annunciata”, ne parla così il giornalista Nello Scavo sulle pagine di Avvenire ed è quello che inevitabilmente viene da pensare dopo aver appreso da più fonti quanto accaduto nelle ultime ore nelle acque del Mediterraneo, a largo della Libia dove si temono tra i “120 e i 130 morti“. Ieri avevamo dato notizia di un barcone con circa 40 persone a bordo che aveva lanciato l’sos. E sempre nella serata di ieri le ong che operano in mare hanno lanciato l’allarme: “Oltre 100 persone uccise” calcola Alarm Phone su Twitter, ma, come detto, il bilancio dovrebbe essere molto più pesante. “Una barca con cui eravamo in contatto si è capovolta. Ocean Viking ha trovato corpi senza vita. Tutte le autorità erano allertate, Frontex li aveva avvistati: li hanno lasciati annegare“.

“Nel pomeriggio la nave My Rose ha avvistato un gommone, ci siamo avvicinati ed è stato navigare in un mare di cadaveri. Letteralmente. Del natante restava poco, delle persone neanche il nome” racconta Alessandro Porro, presidente di Sos Mediterranee che era a bordo della Ocean Viking. Le ricerche, sottolinea Porro, si sono svolte “senza aiuto da parte degli Stati. Fosse cascato un aereo di linea ci sarebbero state le marine di mezza Europa, ma erano solo migranti, concime del cimitero Mediterraneo, per i quali è inutile correre, e infatti siamo rimasti soli”.

“Oggi, dopo ore di ricerca, la nostra peggiore paura si è avverata” scrive in una nota Luisa Albera, coordinatrice di Ricerca e Soccorso a bordo della Ocean Viking. “L’equipaggio della Ocean Viking ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un gommone a Nord-Est di Tripoli. Mercoledì mattina era scattato l’allarme rispetto a questa stessa imbarcazione con circa 130 persone a bordo”.

“Nelle ultime 48 ore – si legge – il network telefonico civile Alarm Phone ci ha avvisato di un totale di tre barche in difficoltà in acque internazionali al largo della Libia. Tutte si trovavano ad almeno dieci ore dalla nostra posizione nel momento in cui abbiamo ricevuto le segnalazioni. Abbiamo cercato due di queste barche, una dopo l’altra, in una corsa contro il tempo e con il mare molto mosso, con onde fino a 6 metri. In assenza di un coordinamento efficace da parte dello Stato, tre navi mercantili e la Ocean Viking hanno cooperato per organizzare la ricerca in condizioni di mare estremamente difficili. Oggi, mentre cercavamo senza sosta – nella totale mancanza di supporto dalle autorità marittime competenti – tre cadaveri sono stati avvistati in acqua dalla nave mercantile My Rose”.

Secondo alcune informazioni raccolte da Scavo, ieri nell’area transitava un altro mercantile, che avrebbe potuto raggiungere per primo il barcone alla deriva, ma nonostante le richieste via radio e i ripetuti Sos lanciati da Alarm Phone ha preferito andare oltre.

A Tripoli negli ultimi mesi è stata potenziata, su spinta italiana, una nuova guardia costiera, denominata “Gacs”, che risponde al ministero dell’Interno. I guardacoste della Marina militare libica, infatti, sono oramai sotto il controllo dei “consiglieri militari” inviati dalla Turchia, nonostante i pattugliatori siano in gran parte stati donati ed equipaggiati dall’Italia. L’addestramento del “Gacs” avviene in parte a Gaeta, da parte della Guardia di finanza. Recentemente uno degli ufficiali libici giunto in Italia non ha fatto rientro nel suo Paese ed è tuttora ricercato.

“Oltre 100 persone hanno perso la vita nel naufragio della seconda imbarcazione al largo della #Libia” twitta anche Mediterranea Saving Humans in tarda serata. “Solo #OceanViking e tre navi mercantili sono accorse. Mentre le Autorità, avvertite da @alarm_phone, li hanno lasciati affogare”.

“Un nuovo naufragio, 130 persone che chiedevano aiuto a bordo di un gommone. L’ennesima tragedia al largo delle coste d’Europa. Politiche migratorie criminali che vanno riscritte. Si ripristini un dispositivo europeo di soccorso. Basta morti nel nostro mare”. Lo scrive su Twitter il deputato di LeU Erasmo Palazzotto alla notizia del naufragio segnalato dall’equipaggio dell’Ocean Viking.

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