Elezioni europee, per i partiti di centrosinistra Macron è sempre più un nemico

Al congresso del Partito Socialista Europeo, a Lisbona, è emersa la necessità di una "svolta a sinistra": il PSE, per riguadagnare terreno, vuole porsi come alternativa non solo ai populisti, ma anche al macronismo

Di Luca Serafini
Pubblicato il 10 Dic. 2018 alle 14:17 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:30
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Immagine di copertina
Emmanuel Macron

Che non sia un bel momento per Emmanuel Macron è piuttosto evidente: la sua popolarità, in Francia, è al minimo storico, ormai sotto al 20 per cento.

Il braccio di ferro con i gilet gialli ha consegnato l’immagine di un presidente debole, pronto a cedere di fronte alle proteste e, di conseguenza, facilmente ricattabile.

L’Economist, in un recente editoriale, ha scritto che il leader di En Marche ha dato un’immagine da “presidente dei ricchi”, e per questo viene sempre più percepito come una figura ostile dalle classi popolari.

Ecco perché gli agonizzanti partiti di centrosinistra, in Europa, per rilanciarsi hanno elaborato una strategia molto chiara: proporsi come radicalmente alternativi, o quasi, a Emmanuel Macron.

Al momento, la contesa per le elezioni di maggio sembra quella tra un fronte sovranista, socio-securitario, e un movimento liberale, europeista, che rimane fermo sui principi guida della globalizzazione.

Quest’ultima linea sarà rappresentata, appunto, da Macron: a lui potrebbe accordarsi il nuovo partito di Matteo Renzi (se nascerà), mentre hanno già manifestato il loro sostegno al presidente francese Joseph Muscat, il primo ministro socialista di Malta, l’ex cancelliere austriaco Christian Kern e la leader del partito socialdemocratico danese Helle Thorning-Schmidt.

Tuttavia, il clima generale all’interno del PSE è di tutt’altro segno, come emerso chiaramente nel congresso che si è tenuto a Lisbona venerdì 7 e sabato 8 dicembre che, tra le altre cose, ha confermato la candidatura di Frans Timmermans alla presidenza della Commissione Europea.

Quasi tutti gli interventi, durante la kermesse, hanno rimarcato la necessità di cambiare segno e promuovere politiche sociali molto più coraggiose rispetto al passato.

Ciò significa che, pur tenendo ferma l’opposizione ai populisti, per i socialisti è necessario comprendere le ragioni che hanno portato milioni di elettori, specie quelli delle fasce sociali più deboli, a sentirsi abbandonati, e a vedere nei sovranisti gli unici pronti a proteggerli.

Nessun sostegno acritico all’Europa e alla globalizzazione, quindi. No ai populisti, ma no anche alla retorica di Macron.

Udo Bullmann, leader del gruppo socialista al parlamento europeo, nel suo intervento ha definito Macron “un presidente dell’élite dei super-ricchi. Le sue idee di fondo non sono sbagliate, ma il modo in cui le sta portando avanti sta danneggiando il popolo francese”.

Per Bullmann, Macron ha adottato un atteggiamento troppo sprezzante anche con i gilet gialli. “O sei con le elite della finanza o con il popolo” ha detto, per poi chiosare: “Macron non è un alleato nello sforzo di modernizzazione sociale dei nostri paesi”.

Le sirene populiste, del resto, echeggiavano nell’università di Lisbona che ha ospitato il congresso. Sono sempre di più i leader del centrosinistra europeo che si riconoscono in Jeremy Corbyn, e che ritengono che il PSE debba far sua l’agenda del segretario dei laburisti britannici.

Durante la kermesse sono state presentate oltre 100 proposte: tasse sulle transazioni dei giganti del web, rafforzamento dei sindacati, la transizione dal “salario minimo” a “un salario che garantisca condizioni di vita dignitose”, e molto altro.

Il minimo comune denominatore  è stato quello dei diritti sociali, in contrasto con l’agenda liberale di Macron.

È evidente, quindi, come i partiti europei di centrosinistra ritengano di essere stati percepiti come troppo vicini alle élite, e vogliano ridiscutere i programmi degli anni passati, troppo improntanti all’ottimismo della Terza Via e in ritardo, rispetto ai populisti, nella comprensione del montante disagio sociale e della crescita delle disuguaglianze.

L’anti-macronismo è quindi l’ultima spiaggia per rimediare all’emorragia di consensi: attualmente quasi tutti i partiti socialdemocratici europei sono in crisi, e i sondaggi accreditano al PSE 142 seggi su 705 alle elezioni europee di maggio.

Con queste premesse, anche un’alleanza post-elettorale con i centristi di Macron appare complessa. In quest’ottica, in Italia, un eventuale partito di Renzi potrebbe entrare in forte contrapposizione con il PD.

I dem, specie con una segreteria Zingaretti, potrebbero essere tentati di seguire il PSE in questa virata a sinistra, mentre l’ex premier, noto ammiratore di Macron, farebbe propria l’agenda liberale e pro-globalizzazione del presidente francese.

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