Banner donazione
Ultimo aggiornamento ore 21:51
Immagine autore
Lucarelli
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Di Battista
Home » Esteri

La mutilazione genitale femminile

Immagine di copertina

Un rapporto dell'Unicef parla di 30 milioni di bambine a rischio

“Non voglio che alcuna parte del mio corpo sia tagliata. Non voglio essere mutilata“. A parlare è Kheiriya Abidi, 10 anni, originaria della città di Boorama, nel nord ovest della Somalia. La pressione sociale su di lei cresce ogni giorno, e spesso è presa in giro dagli amici perché è “diversa”. In Somalia la pratica della mutilazione genitale femminile (Fgm) è profondamente radicata e quasi tutte le donne vi si sottopongono. Ma oggi è cresciuto il numero delle donne che, come Kheiriya, iniziano a dire no alla mutilazione genitale femminile.

Da un nuovo rapporto dell’Unicef, che si propone di fornire una panoramica sulle statistiche e le dinamiche di cambiamento in materia di Fgm, emerge che il numero di coloro che si oppongono a tale pratica non è mai stato così alto. Si tratta non solo di donne, ma anche di uomini che fanno conoscere il loro dissenso. In alcuni casi intere comunità hanno messo fine a questa tradizione centenaria.

L’analisi dell’Unicef, che mette a confronto i dati di 74 sondaggi condotti lungo un periodo di 20 anni in 29 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente in cui la mutilazione femminile è praticata, sottolinea però che le donne che hanno subito questa pratica sono più di 125 milioni. Le bambine a rischio nel prossimo decennio sarebbero 30 milioni.

In alcuni Paesi la mutilazione riguarda le bambine al di sotto dei 5 anni, in altri le bambine tra i 5 e i 14 anni. I motivi addotti riguardano l’accettazione sociale: la Fgm sarebbe preziosa per preservare la castità, la bellezza e l’onore delle donne ed assicurare loro la possibilità di sposarsi. La specialista dell’Unicef per la protezione dei bambini, Francesca Moneti, ha ricondotto il fenomeno a una sorta di obbligo sociale: “Io lo faccio perché so che tu ti aspetti che io lo faccia e viceversa”.

Il rapporto mette in luce anche quali siano gli strumenti necessari ad eliminare la mutilazione genitale femminile. Per Francesca Moneti mettere in luce i vantaggi dell’abbandono di questa pratica provocherebbe una reazione a catena e una eliminazione relativamente veloce del fenomeno.

Il vicedirettore esecutivo dell’Unicef Geeta Rao Gupta ha dichiarato: “Quello che emerge dal rapporto è che la legge da sola non basta. La sfida adesso è lasciare che le donne e gli uomini parlino chiaramente e a voce alta per annunciare che vogliono la fine di questa pratica deleteria”.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Razzi di Hamas verso Gerusalemme, Israele bombarda Gaza: diversi morti
Esteri / Autismo, Elon Musk rivela: “Ho la sindrome di Asperger”
Esteri / “Ho paura ma tornerò a studiare”: il coraggio di Arifa, la studentessa di 17 anni sopravvissuta alla strage di Kabul
Ti potrebbe interessare
Esteri / Razzi di Hamas verso Gerusalemme, Israele bombarda Gaza: diversi morti
Esteri / Autismo, Elon Musk rivela: “Ho la sindrome di Asperger”
Esteri / “Ho paura ma tornerò a studiare”: il coraggio di Arifa, la studentessa di 17 anni sopravvissuta alla strage di Kabul
Esteri / Spagna: folla in strada festeggia la prima notte senza stato di emergenza e coprifuoco | VIDEO
Esteri / Un pavone interrompe Draghi in conferenza stampa: il simpatico siparietto del premier | VIDEO
Esteri / Afghanistan, due esplosioni davanti a una scuola di Kabul: almeno 50 morti e 100 feriti
Esteri / Sadiq Khan è stato rieletto sindaco di Londra
Esteri / Brexit, provano a entrare nel Regno Unito: 30 cittadini italiani ed europei fermati e detenuti
Esteri / Hong Kong, viaggio nella città simbolo del nuovo mondo globale
Esteri / New York vuole offrire il vaccino Johnson&Johnson a tutti i turisti