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La marcia su New York

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Nel weekend tra il 13 e il 14 dicembre ci sono state proteste in oltre 50 città americane per le violenze commesse dalla polizia

Sabato 13 e domenica 14 dicembre, in oltre cinquanta città degli Stati Uniti, migliaia di persone hanno manifestato contro le brutalità commesse dalle forze dell’ordine nei confronti della popolazione afroamericana.

Non esiste una cifra ufficiale riguardo al numero di partecipanti a questa protesta, ma la polizia stima che soltanto nelle strade di New York i manifestanti fossero 20mila. Le manifestazioni vanno avanti da diverse settimane.

Un video in timelapse realizzato da MillionsMarchNYC, mostra il flusso impressionante dei manifestanti che hanno attraversato l’incrocio tra la 6th Avenue e la 29esima strada, riassunto in soli 30 secondi.

Tra questi c’erano anche le famiglie di Michael Brown, il giovane ucciso a Ferguson lo scorso 9 agosto, e di Eric Garner, il quarantenne afroamericano morto nel quartiere di Staten Island, a New York.

Altre migliaia di persone hanno manifestato in alcune delle metropoli più grandi degli Stati Uniti, tra cui Boston, dove ci sono stati almeno 24 arresti, Detroit, Chicago, Minneapolis e Indianapolis.

LEGGI LE LORO ULTIME PAROLE Una giornalista ha raccolto le ultime frasi degli afroamericani uccisi dalla polizia, da Amadou Diallo a Michael Brown (leggi l’articolo).

Lo slogan usato nelle proteste è quello di Black lives matter. Ovvero, le vite delle persone di colore contano quanto quelle dei bianchi.

Secondo i dati del Center of Juvenile and Criminal Justice, quella afroamericana è la minoranza più facilmente coinvolta in uno scontro fatale con le forze dell’ordine, subito dopo quella dei nativi americani.

Come ripetevano i manifestanti, ogni 28 ore un uomo di colore viene ucciso da un poliziotto o da un vigilantes. A far indignare la comunità afroamericana è soprattutto il fatto che questi omicidi non vengano quasi mai processati e puniti.

LEGGI LE PROTESTE DI NEW YORK Gli abitanti hanno manifestato contro la decisione del Gran giurì di non incriminare il poliziotto che ha arrestato Eric Garner (leggi l’articolo).

“Siamo in contatto con diverse organizzazioni di polizia e chiediamo che le forze di polizia modifichino il loro atteggiamento in diverse comunità”, spiega Chianasa Ozonsa, una delle leader della #MillionsMarch di Oakland, nel nord della California.

“Inoltre chiediamo che introducano armi non letali nelle loro azioni di polizia e che un’organizzazione indipendente sia incaricata di investigare ogni scontro a fuoco in cui sono coinvolte le forze dell’ordine”, ha dichiarato la donna.

LEGGI La storia dell’abbraccio tra un manifestante afroamericano di 12 anni e un poliziotto bianco negli Stati Uniti (leggi l’articolo).

A Oakland, la città dove è nato il Black Panther Party, il 28 per cento della popolazione è afroamericana (il 34,5 per cento è bianca, con uno scarto totale di poco più di 25mila persone, secondo i dati raccolti dal Bay Area Census).

Qui e nella vicina Berkeley, la scorsa settimana ci sono stati cortei ogni giorno, alcuni risultati in scontri con la polizia e arresti. Come sabato sera, quando una quarantina di persone sono state arrestate alla fine di un secondo corteo nato al termine della Millions March.

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