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Home » Esteri

L’evasione fiscale di Apple

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Secondo una commissione del Senato degli Stati Uniti Apple avrebbe evaso ben 57 miliardi di euro tra il 2009 e il 2012

Una commissione d’inchiesta del Senato degli Stati Uniti ha puntato il dito contro Apple. Il colosso dell’hi-tech non avrebbe pagato imposte su decine di miliardi di euro che ha ricavato oltre i confini degli Usa.

Secondo la commissione del Senato, Apple ha spostato alcuni capitali in altre filiali europee per evitare il pagamento delle tasse all’agenzia delle entrate americana. Queste imposte ammontano a circa 57 miliardi di euro, tra il 2009 e il 2012. Molti dei suoi profitti sarebbero stati spostati in alcune filiali in Irlanda, dove Apple ha negoziato un’aliquota inferiore al 2 per cento.

Apple avrebbe inoltre creato “entità off-shore contenenti decide di miliardi, sostenendo di non avere alcun tipo di residenza fiscale in nessuna di queste sedi”, ha detto il democratico Carl Levin.

Secondo il Senato, l’azienda ha affidato molti dei suoi profitti all’Apple Operations International (Aoi), una società nata 30 anni fa, senza impiegati e con un profitto maturato di 23 miliardi di euro tra il 2009 e il 2011 su cui non è stata pagata alcuna tassa, poiché non ha alcuna residenza fiscale dichiarata.

Tim Cook, l’amministratore delegato di Apple, ha testimoniato in Senato e ha respinto le accuse affermando che la sua società si muove in maniera perfettamente legale. Nel 2012 ha pagato 4,6 miliardi di euro di tasse e nel 2013 pagherà ben 5,4 miliardi. L’Aoi non ha residenza fiscale perché è stata costituita in Irlanda e per la legge statunitense questo fattore escluderebbe una residenza fiscale negli Usa.

Il problema evidenziato dal Senato è che in Irlanda la legge vuole che le aziende costituite su territorio irlandese abbiamo una presenza fisica di personale e siano gestite in loco, non da manager dall’altro lato dell’oceano. Le differenze legislative tra i due Paesi hanno permesso alla Apple di non essere soggetta a nessuna delle due tassazioni.

Cook e il presidente esecutivo di Google Eric Schmidt hanno chiesto un rivoluzionamento del tema della tassazione internazionale. Proprio di una riforma fiscale si è già discusso da qualche tempo, per far fronte a queste situazioni ambigue che in passato hanno coinvolto altri colossi come Microsoft, Google, Amazon e Starbucks.

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