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Il prezzo della guerra

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Uno studio della Brown University stima i costi reali - economici e umani - della Seconda Guerra del Golfo.

Al momento dell’invasione dell’Iraq nel 2003, l’amministrazione Bush stimò che la guerra sarebbe costata non più di 60 miliardi di dollari, compresa l’instaurazione di un nuovo governo dopo la caduta di Saddam Hussein e la stabilizzazione interna del Paese.

A pochi giorni dal 10° anniversario dell’attacco guidato dagli Stati Uniti il 19 marzo 2003, il progetto ‘Costs of War’ del ‘Watson Institute for International Studies’ ha rilasciato la prima analisi completa degli effettivi costi umani ed economici, diretti e indiretti, della lunga occupazione che seguì al conflitto.

Secondo il rapporto, la guerra in Iraq è costata almeno 1.700 miliardi dollari, cui vanno aggiunti 590 miliardi di costi in assegni di invalidità e assistenza sanitaria futura ai veterani di guerra. Se poi si sommano anche gli interessi che verranno maturati nei prossimi quattro decenni per le obbligazioni emesse dal governo statunitense per pagare la guerra, la cifra supera i 6.000 miliardi dollari.

La guerra è costata la vita ad almeno 134.000 civili iracheni e può aver contribuito alla morte di un numero quatto volte superiore di individui, se si contano le conseguenze indirette delle condizioni di vita in Iraq nell’era post-Saddam. Includendo le forze di sicurezza, i ribelli, i giornalisti e gli operatori umanitari rimasti uccisi, il numero delle vittime oscilla tra 176.000 e 189.000. Se poi si mettono insieme i numeri delle vittime nelle guerre in Afghanistan, Pakistan e Iraq, la quota oscilla tra 272 mila a 329 mila morti.

La relazione è il risultato del lavoro di circa 30 docenti universitari ed esperti della Brown University.

Al netto di queste enormi perdite, la relazione conclude che i guadagni sono stati assai scarsi. La guerra ha rinvigorito militanti islamici radicali nella regione, la condizione femminile è peggiorata, il sistema sanitario già precario si è ulteriormente indebolito. Nel frattempo, 212 miliardi dollari destinati alla ricostruzione sono stati spesi per il mantenimento della sicurezza o sprecati in tangenti e frodi.

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