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Il prelato pontificio che vuole cambiare l’opinione della Chiesa cattolica sull’omosessualità

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Il vescovo polacco che ha fatto coming out, spera che durante il Sinodo sulla famiglia, il Vaticano discuta anche delle unioni gay

“Non voglio suscitare altro clamore, spero solo che il Sinodo si confronti sulla questione dei credenti gay e delle loro famiglie”. Monsignor Krzysztof Charamsa, il prelato che questa settimana ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità in un’intervista esclusiva a Corriere della Sera e all’edizione polacca del quotidiano Newsweek, spiega ora ai media come mai ha scelto proprio questo momento per il suo coming out.

Dopo che il segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale e officiale della congregazione della dottrina della fede ha parlato pubblicamente della propria tendenza sessuale e addirittura del suo compagno di vita, la discussione si è subito spostata sulla ragione per cui avesse scelto la vigilia del Sinodo sulla famiglia per fare il suo personale annuncio.

Dalla Curia, molte voci avevano criticamente additato l’alto prelato, notando come questa coincidenza fosse sospetta e accusandolo di voler distogliere l’attenzione da quello che per il Vaticano era un evento fondamentale. 

Papa Francesco, in vista del Sinodo, aveva infatti parlato della famiglia in tutte le Udienze pubbliche del mercoledì in piazza San Pietro dall’inizio dell’anno, preparando i fedeli e spingendoli a una riflessione sul tema.

Monsignor Krzysztof Charamsa, vescovo di Pelplin, in Polonia, e da 17 anni residente a Roma, durante la sua intervista aveva dichiarato apertamente che il suo intento era quello di “scuotere un po’ la coscienza della Chiesa”, che secondo lui non è ancora riuscita ad aprire gli occhi sulla natura degli omosessuali.

Intanto, però, è la sua carriera di insegnante a essere stata scossa, visto che il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi ha annunciato che il prelato dichiaratosi gay “non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione della Dottrina della Fede e le università pontificie”, denunciando il suo atto come grave e irresponsabile.

Non è di certo comune che un religioso con un ruolo attivo in Vaticano si dichiari “sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità”, nemmeno sotto il pontificato di un Papa all’avanguardia sui temi più attuali come Bergoglio. 

Nonostante l’apertura di Francesco su diverse questioni, infatti, il tema dell’omosessualità rimane spinoso.

Durante la sua visita negli Stati Uniti, il Pontefice ha fatto due incontri importanti e contrastanti su questo tema. Da un lato ha salutato con affetto una coppia gay a Washington, dall’altro, il giorno precedente, ha incontrato personalmente Kim Davis, l’impiegata dell’ufficio di registro di una contea del Kentucky incarcerata per alcuni giorni per essersi rifiutata di fornire a una coppia gay i documenti per registrare la loro unione.  

Charamsa non si è pentito del suo atto rivoluzionario, ma ha dichiarato di provare enorme dispiacere per la sua sospensione dalla cattedra cattolica.

“L’amore omosessuale è un amore familiare – ha affermato nella prima intervista – Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa”.

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