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Il cessate il fuoco tra Usa e Iran è già a rischio: Israele bombarda il Libano e Teheran blocca le petroliere nello Stretto di Hormuz

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Auto ed edifici danneggiati a Beirut a seguito dei bombardamenti di Israele dell’8 aprile 2026 in Libano. Credit: S.com / AGF

Decine di morti per i raid di Tel Aviv sul Paese dei Cedri, droni abbattuti nel sud dell'Iran, missili sul Qatar e navi ferme nel Golfo persico. Così la tregua rischia di saltare dopo meno di un giorno

La tregua annunciata nella notte tra Stati Uniti e Iran rischia di saltare, a causa del proseguimento delle operazioni militari di Israele in Libano, che secondo il presidente Donald Trump e il premier Benjamin Netanyahu, a differenza di quanto annunciato dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, non rientrava nell’accordo di cessate il fuoco.
L’operazione israeliana, ribattezzata internamente “Oscurità eterna”, è stata tutt’altro che chirurgica: almeno 50 caccia impiegati, circa 160 bombe sganciate su 100 obiettivi in appena 10 minuti. Le forze armate di Israele (Idf) hanno fatto sapere sui social di aver colpito un centinaio tra centri di comando di Hezbollah a Beirut, nella valle della Beqaa e nel Libano meridionale, mentre in un videomessaggio il capo della diplomazia di Tel Aviv, Israel Katz, ha avvisato il segretario di Hezbollah, Naim Qassem, che presto “arriverà anche il suo turno”. Il ministro della Sanità libanese Rakan Nasser El-Din ha parlato di centinaia di vittime tra morti e feriti e la Croce Rossa libanese ha stimato che il bilancio delle vittime potrebbe arrivare a 300 morti. Una fonte interna al ministero della Sanità di Beirut ha riferito all’emittente al-Jazeera un bilancio preliminare di almeno 89 morti e 800 feriti.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. L’Iran ha fermato alcune petroliere in transito nello Stretto di Hormuz, adducendo come giustificazione le “violazioni del cessate il fuoco” da parte di Israele in Libano, minacciando di ritirarsi dall’accordo di tregua con gli Stati Uniti se gli attacchi fossero continuati gli attacchi nel Paese dei Cedri. Intanto, le Guardie della rivoluzione hanno annunciato di aver abbattuto un drone israeliano Hermes 900 nei pressi di Lar, nel sud del Paese, definendo questo episodio un’ulteriore violazione della tregua. La Repubblica islamica aveva poi già colpito con missili e droni alcuni siti negli Emirati Arabi Uniti, affermando così di aver risposto a una serie di attacchi condotti sulle isole iraniane di Sirri e Lavan, oltre che ai raid in Libano. Nel frattempo anche le autorità del Qatar hanno annunciato di aver intercettato sette missili balistici e diversi droni di lanciati dall’Iran contro l’Emirato.
Tutto nasconde un piccolo giallo diplomatico: il Libano era incluso o meno nell’accordo? Trump, intervistato dall’emittente pubblica statunitense Pbs, è stato lapidario: no, il Libano non era compreso nella tregua. “È una scaramuccia a parte”, ha dichiarato il presidente Usa, precisando che Hezbollah era esplicitamente escluso dall’intesa. La Casa bianca, per bocca della portavoce Karoline Leavitt, ha confermato questa posizione. Peccato che alle prime ore di oggi il premier pakistano Shehbaz Sharif, considerato il vero architetto dei negoziati, aveva detto esattamente il contrario, sostenendo che la tregua copriva “tutti i fronti, Libano compreso”. Una contraddizione difficile da ignorare. Proprio Sharif è tornato a farsi sentire nel pomeriggio, esortando tutte le parti a rispettare la tregua e a “esercitare moderazione”. “Le violazioni (degli accordi, ndr) minano lo spirito del processo di pace”, ha scritto il premier pakistano sui social, con un tono che tradisce più preoccupazione che ottimismo.
Dal Pentagono intanto, il generale Dan Caine ha tenuto a chiarire che, tecnicamente, un cessate il fuoco “è una pausa” nelle ostilità e che le forze statunitensi sono pronte a intervenire se Trump lo ordinasse. I Pasdaran, dal canto loro, non si fidano. In un messaggio pubblicato su Telegram, le Guardie della rivoluzione hanno fatto sapere che “il nemico è sempre stato ingannevole” che hanno ancora “il dito sul grilletto”. Un avvertimento rivolto non solo a Usa e Israele, ma anche ai Paesi del Golfo. Trump, intanto, ha anticipato al New York Post che “molto presto” si terranno colloqui diretti con l’Iran, anche se il vicepresidente JD Vance potrebbe non parteciparvi per “ragioni di sicurezza”. Una finestra diplomatica che per ora resta aperta, nonostante la violenza non si fermi.

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