Ucraina: l’inviato Usa Witkoff annuncia “significativi progressi” nei colloqui a Ginevra con la Russia. Mosca e Kiev: “Negoziati difficili”
Sul tavolo resta resta la questione dei territori occupati dal Cremlino, che continua a bombardare il Paese. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky accusa i russi di voler "prolungare" le trattative
Ore di colloqui “molto tesi” e “difficili” mediati dagli Stati Uniti in Svizzera, una pausa notturna accompagnata da nuovi bombardamenti della Russia sull’Ucraina, poi la conclusione delle trattative dopo un breve, ultimo incontro. Malgrado l’ottimismo mostrato oggi sui social dall’inviato della Casa bianca Steve Witkoff, che ha parlato di “significativi progressi” tra Kiev e il Cremlino, i negoziati cominciati ieri e conclusi questa mattina a Ginevra per porre fine al conflitto sono andati avanti a fatica, con la questione irrisolta dei territori occupati da Mosca ancora sul tavolo.
Dopo i due precedenti cicli di negoziati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, conclusi senza progressi sostanziali, le tre delegazioni si sono incontrate a porte chiuse prima ieri pomeriggio per sei ore e poi brevemente stamattina presso l’InterContinental Hotel della cittadina elvetica, dove erano presenti anche i “consiglieri” di Germania, Francia, Regno Unito e Italia a rappresentare la cornice diplomatica europea.
Ottimismo diplomatico vs realtà
Dopo la sessione plenaria, come rivelato nella notte su Telegram dal segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale ucraino Rustem Umerov, i lavori sono continuati per gruppi tematici, che hanno discusso delle priorità sia politiche che militari. Una fase poi seguita dall’aggiornamento separato dei rappresentanti statunitensi ed europei sull’andamento dei negoziati. Quindi, come rivelato oggi alla stampa russa dal capo delegazione di Mosca Vladimir Medinsky, le parti si sono di nuovo incontrate stamattina per un paio d’ore per aggiornarsi e rinviare ulteriori colloqui a data da destinarsi.
L’inviato della Casa bianca Steve Witkoff però si è mostrato fiducioso. “Il successo del Presidente Trump nel riunire entrambe le parti in questa guerra ha portato a progressi significativi e siamo orgogliosi di lavorare sotto la sua guida per fermare le uccisioni in questo terribile conflitto”, ha scritto oggi Witkoff sui social, aggiungendo che “entrambe le parti hanno concordato di informare i rispettivi leader e di continuare a lavorare per raggiungere un accordo”. Una lettura che però contrasta con quella di chi era nella stanza: una fonte vicina alla delegazione russa ha descritto ieri in forma anonima i negoziati all’agenzia di stampa Tass, definendoli “molto tesi” e senza annunciare alcuna svolta. Questa mattina poi il capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky, ha descritto i colloqui alla stampa come “difficili, ma professionali”. Una valutazione in parte condivisa anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha definito le trattative “difficili”, accusando però il Cremlino di cercare di “prolungarle”.
“Possiamo constatare che è stato svolto un certo lavoro preparatorio, ma per il momento le posizioni divergono” sulle questioni “delicate” dei territori e della centrale nucleare di Zaporizhia occupati dall’esercito russo, ha affermato Zelensky. Le parti, ha aggiunto il presidente ucraino, hanno concordato “quasi tutti i punti” per l’attuazione e il monitoraggio di un potenziale cessate il fuoco. “Questo monitoraggio comporterà certamente la partecipazione americana. Lo considero un segnale positivo”, ha affermato Zelensky. Tuttavia, ha anche sottolineato che una tale tregua richiederebbe innanzitutto una “volontà politica” condivisa, che al momento sembra ben lontana dall’essere raggiunta.
Da parte sua, il capo della delegazione ucraina Rustem Umerov ha ammesso che sono stati registrati dei “progressi”. “Alcune questioni sono state chiarite, mentre è in corso un ulteriore coordinamento”, ha precisato. “Ma finora non sono stati approfonditi i dettagli”. “La fase successiva consiste nel raggiungere il livello di coordinamento necessario per sottoporre le decisioni elaborate all’esame dei presidenti”, ha concluso Umerov. “Il nostro compito è preparare una base reale, non formale, per questo. L’Ucraina sta lavorando in modo costruttivo. L’obiettivo finale rimane immutato: una pace giusta e sostenibile”.
I contenuti dei colloqui di Ginevra
Le parti hanno lavorato sulla base del piano presentato dagli Stati Uniti, che prevede concessioni territoriali da parte ucraina in cambio di garanzie di sicurezza a favore di Kiev da Stati Uniti ed Europa. Una formula che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua a contestare, denunciando il “grave errore” di escludere i Paesi europei dai negoziati, esprimendo preoccupazione per l’approccio dell’amministrazione Trump che chiede “concessioni solo all’Ucraina e non alla Russia” e dubitando sulle garanzie di sicurezza offerte a Kiev.
Il principale nodo rimane il destino del Donbass: Mosca continua a chiedere il ritiro delle forze ucraine dalle aree che Kiev ancora controlla nella regione di Donetsk, una richiesta che l’Ucraina respinge con fermezza. Non a caso a guidare la delegazione di Mosca a Ginevra c’era Vladimir Medinsky, assistente presidenziale del Cremlino, l’uomo che, durante i negoziati di Istanbul dello scorso anno, minacciò Kiev delle conseguenze nefaste di un rifiuto alle condizioni politiche poste da Mosca, che ad oggi controlla circa un quinto del territorio ucraino. Tra queste condizioni figurano la riduzione delle dimensioni dell’esercito di Kiev e l’impegno ucraino a non aderire alla Nato.
Chi era seduto al tavolo
La delegazione russa, come anticipato, era guidata dall’ex ministro della Cultura Vladimir Medinsky ma tra gli inviati del Cremlino figuravano anche il direttore dell’intelligence militare Gru ed ex capo delegazione ad Abu Dhabi, Igor Kostyukov; il vice ministro degli Esteri di Mosca, Mikhail Galuzin; e il direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante speciale del leader del Cremlino Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, che ha partecipato a un tavolo separato dedicato alle questioni economiche e alle sanzioni.
Sul fronte ucraino invece era stata confermata la squadra negoziale già presente ai precedenti round di Abu Dhabi e guidata dal segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale Rustem Umerov e da Kyrylo Budanov, capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky. Alle trattative però hanno partecipato per conto di Kiev anche il vicedirettore dell’intelligence militare Hur, Vadym Skibitskyi; il capo di Stato Maggiore delle forze armate, generale Andrii Hnatov; il vicedirettore dell’ufficio presidenziale Sergiy Kyslytsya; e il consigliere politico di Zelensky, Davyd Arakhamia, deputato del partito Servitore del Popolo fondato proprio dal presidente ucraino. Per gli Stati Uniti invece erano presenti gli inviati della Casa bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, quest’ultimo genero del presidente Usa Donald Trump, entrambi impegnati anche sul dossier Iran.
Bombe sul tavolo delle trattative
A rendere ancora più pesante il clima diplomatico poi ci sono i continui attacchi militari russi sull’Ucraina, che non si sono mai fermati, nemmeno durante i negoziati. Poche ore prima dell’apertura dei colloqui, nella notte tra lunedì 16 e martedì 17 febbraio, la Russia ha lanciato almeno 396 droni e 29 missili contro 12 regioni ucraine. Un attacco, ha denunciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, “deliberatamente calcolato per causare quanti più danni possibili al settore energetico” e che dimostra il “disprezzo della Russia per gli sforzi di pace”. In conseguenza dei raid che hanno colpito la città meridionale sul Mar Nero, a Odessa decine di migliaia di persone sono rimaste senza acqua e riscaldamento nel pieno dell’inverno. A Sloviansk invece, nell’est del Paese, un drone russo ha ucciso tre dipendenti di una centrale elettrica. Nella notte seguente, tra ieri e oggi, alla vigilia del secondo giorno di negoziati, l’aeronautica ucraina ha riferito di un nuovo attacco condotto dalla Russia con un missile balistico e altri 126 droni, di cui un centinaio intercettati dalle difese aeree di Kiev.
Intanto però il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a fare pressioni sul governo di Zelensky. “L’Ucraina farebbe meglio a sedersi al tavolo delle trattative, e in fretta”, aveva ripetuto lunedì sera il magnate newyorkese, assicurando che Mosca vuole “raggiungere un accordo” con Kiev. Una narrazione che molti faticano a riconoscere, soprattutto mentre le bombe russe continuano a cadere sull’Ucraina.