Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 12:14
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

L’Iran rivendica: “Tre navi in fiamme nello Stretto di Hormuz”. La Corea del Sud invia una squadra navale per lo sminamento

Immagine di copertina
Mercantili bloccati nelle acque dello Stretto di Hormuz, al largo di Khasab, nel nord dell’Oman. Credit: CHINE NOUVELLE/SIPA / AGF

Mentre continua a salire la tensione nello Stretto, Seul rompe gli indugi e schiera le sue forze a protezione delle rotte mercantili, assicurando però che le proprie truppe non prenderanno parte a eventuali combattimenti al fianco degli Stati Uniti

Almeno tre navi sono in fiamme nello Stretto di Hormuz, epicentro del conflitto scatenato il 28 febbraio dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, mentre la Corea del Sud ha rotto gli indugi annunciando l’invio di una missione militare navale nei pressi del canale per difendere la sicurezza delle proprie rotte commerciali e l’approvvigionamento energetico, assicurando però che le proprie truppe non prenderanno parte a eventuali combattimenti.
L’escalation nella zona, dove prima della guerra transitava un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto commerciati a livello mondiale, non accenna a fermarsi. Dopo gli attacchi statunitensi dello scorso fine settimana sull’isola iraniana di Qeshm, la Repubblica islamica continua a blindare il braccio di mare colpendo chiunque provi a varcarlo senza l’autorizzazione di Teheran, mentre Washington prosegue il blocco dei porti e l’inasprimento delle sanzioni contro l’Iran.

Le navi colpite
A dare notizia degli incidenti avvenuti nelle acque dello Stretto sono stati gli stessi Pasdaran, con una nota divulgata tramite il proprio portale Sepah, secondo cui ieri sera “una petroliera che tentava di attraversare lo Stretto di Hormuz lungo la rotta meridionale ha preso fuoco dopo aver urtato una mina”, mentre un’altra “è stata immobilizzata da un vasto incendio mentre lasciava la zona orientale” dell’area. Anche un rimorchiatore che si era avvicinato a una delle petroliere in fiamme per spegnere l’incendio ha a sua volta preso fuoco. Intanto, l’agenzia britannica per la sicurezza marittima britannica Ukmto ha segnalato un altro incidente avvenuto a 50 miglia nautiche a nord della località di Madinat ash Shamal, in Qatar, dove questa mattina una petroliera è stata colpita da due proiettili non identificati.
Gli incidenti non sono stati ancora confermati da fonti indipendenti ma le Guardie della Rivoluziona Islamica in Iran hanno minacciato tutti i vascelli in transito nella zona: “Tentare di violare la legge nello Stretto di Hormuz non porterà altro che a ulteriori perdite finanziarie e a sconfitte politiche ancora più gravi per gli Stati Uniti”. Nello stesso comunicato, poi, i Pasdaran hanno rivendicato di aver preso il controllo di due droni statunitensi di tipo Lucas, progettati sul modello degli iraniani Shahed, mentre volavano nello spazio aereo iraniano. Insomma, la situazione è tutt’altro che calma.

La mossa di Seul
Di fronte all’escalation che minaccia traffici vitali per la Corea del Sud, il governo di Seul, dopo mesi di pressioni da parte degli Stati Uniti, ha deciso di intervenire nell’area allargando la propria missione anti-pirateria, pur mantenendo un profilo cauto. A seguito di una riunione tenuta ieri tra diversi viceministri dell’esecutivo, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Yonhap, le autorità sudcoreane hanno infatti   “annunciato l’intenzione di ampliare l’Unità Cheonghae, operativa nel Golfo di Aden, con il dispiegamento di una squadra specializzata nello smaltimento di ordigni esplosivi e e di navigli di superficie e subacquei senza equipaggio, utili per le missioni di sminamento”. Tale decisione, hanno precisato le autorità di Seul, “prevede anche il raddoppio dell’area operativa dell’unità, in modo da includere le acque a sud dell’Oman nel Mar Arabico, con l’impiego del velivolo da pattugliamento marittimo P-8A Poseidon per missioni di monitoraggio”.
Un responsabile del ministero della Difesa di Seul, citato dall’agenzia di stampa, ha chiarito che “il rafforzamento della missione dell’Unità Cheonghae mira a proteggere i nostri cittadini e i nostri interessi economici”, rimarcando subito che l’intervento è da considerarsi strettamente non combattente e del tutto indipendente da qualsiasi forza alleata. “Le operazioni resteranno limitate alle acque internazionali a sud dell’Oman e sarà vietato all’aereo da pattugliamento marittimo di colpire o sorvegliare il territorio iraniano, le acque territoriali iraniane o l’interno dello Stretto di Hormuz durante le sue missioni”, ha aggiunto. Seul ha infatti assicurato all’Iran che non si lascerà coinvolgere nel conflitto. “Continueremo a spiegare chiaramente la nostra posizione (all’Iran) attraverso vari canali diplomatici, in modo da garantire che l’Iran non critichi ingiustamente la Corea del Sud né la tratti come un bersaglio ostile”, ha dichiarato a Yonhap un altro funzionario del governo locale.
Questa linea riprende la dottrina tracciata a settembre dal presidente sudcoreano Lee Jae-myung, secondo cui Seul non si sarebbe lasciata coinvolgere nel conflitto, ignorando gli appelli giunti da Washington affinché gli alleati contribuissero all’offensiva decisa ormai oltre otto mesi fa da Donald Trump. “Abbiamo finora rispettato il principio di non coinvolgimento e di non intervento nella guerra”, aveva dichiarato allora Lee Jae-myung. “E continueremo a rispettarlo anche in futuro”. Ad ogni modo, l’annuncio resta per ora sulla carta visto che sia il prolungamento che l’estensione della missione Cheonghae, attualmente autorizzata fino alla fine dell’anno, dovranno ottenere l’approvazione del Parlamento di Seul
Avviata nel 2009 per assistere la missione delle Nazioni Unite, istituita da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza del’Onu, per combattere la pirateria e garantire la sicurezza marittima nel Golfo di Aden, l’unità conta per ora su 320 mezzi aeronavali, a cui secondo l’annuncio del governo di Seul andranno ad aggiungersene altri 75, se l’ampliamento sarà approvato.
Prima del conflitto, la Corea del Sud importava il 72% del greggio dal Golfo Persico via Hormuz. Ma Seul non è solo un acquirente di petrolio, è anche il più grande esportatore mondiale di prodotti raffinati derivati, con gli impianti di Ulsan e Yeosu che fungono da centri di smistamento regionali per diesel, carburante per aerei e nafta.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Hong Kong: l’attivista Joshua Wong è stato condannato a scontare altri 10 anni di carcere
Esteri / Dagli Epstein Files ai conflitti d’interesse: cosa cambia per Trump dopo la conquista del Congresso da parte dei democratici
Esteri / Melania Trump incontra i rappresentanti di Russia e Ucraina in vista dei colloqui di Abu Dhabi
Ti potrebbe interessare
Esteri / Hong Kong: l’attivista Joshua Wong è stato condannato a scontare altri 10 anni di carcere
Esteri / Dagli Epstein Files ai conflitti d’interesse: cosa cambia per Trump dopo la conquista del Congresso da parte dei democratici
Esteri / Melania Trump incontra i rappresentanti di Russia e Ucraina in vista dei colloqui di Abu Dhabi
Esteri / Israele: il presidente Herzog chiede ai partiti un compromesso dopo le elezioni “senza vincitori”
Esteri / Elezioni negli Usa, l'Iran esulta: “Voto contro la guerra”. Trump smentisce offensive "immediate” contro Teheran. Khamenei minaccia di "allargare il conflitto" in caso di nuovi attacchi
Esteri / Tutti i record delle elezioni di Midterm e del voto nei singoli Stati degli Usa
Esteri / Abdul El-Sayed: chi è il primo senatore musulmano eletto nella storia degli Stati Uniti
Esteri / Chi è James Talarico: l’ex seminarista e primo democratico eletto senatore degli Stati Uniti in Texas dal 1988
Esteri / Elezioni di Midterm negli Usa: i Democratici conquistano Camera e Senato. Trump ammette la sconfitta
Esteri / L’emergenza freddo minaccia 9 milioni di profughi in tutto il mondo: Unhcr Italia lancia la campagna “L’inverno non aspetta”