L’indiscrezione del britannico Telegraph: “Trump vuole reclutare criminali per la polizia di Gaza”
Tra i gruppi coinvolti figurerebbero anche organizzazioni accusate di traffico di stupefacenti e di aver collaborato con l'Isis
A quattro mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas a Gaza e in attesa del disarmo del gruppo terroristico palestinese e dello schieramento della Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf) su mandato Onu, resta ancora l’incognita su chi avrà la gestione dell’ordine pubblico nella Striscia. Ma, forse, l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha trovato una risposta provvisoria nel reclutamento di bande armate finanziate da Israele per costituire una forza di polizia locale. Un piano che, secondo alcune fonti interne a governi alleati degli Usa citate dal quotidiano britannico The Telegraph, sta facendo storcere il naso alla diplomazia e persino ai vertici militari statunitensi.
L’iniziativa, presentata in sede di coordinamento militare e civile prima di Natale, prevederebbe di reclutare la nuova forza di polizia gazawi attingendo in gran parte dai clan armati locali. Tra questi figurano anche formazioni con decenni di precedenti documentati nel traffico di stupefacenti e nel contrabbando di armi e che nelle ultime settimane sono state accusate di aver saccheggiato i camion carichi di aiuti umanitari e di essersi macchiati di omicidi e sequestri di persona. Inoltre un paio di gruppi citati conterebbero tra le proprie fila elementi che avrebbero giurato fedeltà al sedicente Stato islamico (Isis). Il piano avrebbe anche l’appoggio di Israele, che però non ha commentato ufficialmente le indiscrezioni.
“Hilton Club”
L’architetto dell’iniziativa, secondo il quotidiano britannico, è Jared Kushner, genero del presidente Usa, che lavora a stretto contatto con Aryeh Lightstone, direttore esecutivo dell’Abraham Accords Institute. Entrambi sarebbero responsabili del coordinamento di buona parte della pianificazione informale sul futuro di Gaza, un’attività curata da un hotel situato sul lungomare di Tel Aviv, tanto che negli ambienti diplomatici il gruppo è già stato ribattezzato “Hilton Club”.
L’approccio di Kushner e Lightstone, secondo fonti diplomatiche europee e statunitensi citate dal Telegraph, assume contorni “ideologici”. Tutto si baserebbe infatti sul convincimento che se ai palestinesi venisse offerta una via di fuga da Hamas, la maggior parte accetterebbe volentieri. Da qui il progetto di costruire nuove comunità temporanee “sicure” nelle aree della Striscia sotto controllo israeliano. La prima di queste è attualmente in costruzione sulle rovine della città palestinese di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza.
Fantasmi del passato
Qui è molto attiva la milizia denominata “Forze Popolari”, un gruppo armato sostenuto da Tel Aviv ma accusato di essere coinvolto nel traffico di stupefacenti e nel saccheggio degli aiuti umanitari destinati alla popolazione civile. Basti ricordare che il suo ultimo leader, Yasser Abu Shabab, che a dire il vero aveva sempre negato di avere legami con la criminalità organizzata, è stato ucciso nel dicembre scorso durante un regolamento di conti interno. Un altro comandante di spicco delle cosiddette “Forze Popolari”, Isam Nabahim, è accusato di aver appoggiato il sedicente Stato islamico nella penisola del Sinai contro le forze egiziane. Ma non è l’unico gruppo che potrebbe essere coinvolto nell’iniziativa a preoccupare i diplomatici europei.
Anche il clan Doghmush di Gaza City potrebbe rientrare nei piani dell’amministrazione Trump. Il gruppo è accusato di aver avuto legami con l’Isis in passato ed è sospettato di aver contribuito al sequestro del soldato israeliano Gilad Shalit, rapito da Hamas nel 2006 e liberato nel 2011 al prezzo del rilascio di oltre mille prigionieri palestinesi, tra cui la mente degli attentati del 7 ottobre 2023, Yahya Sinwar. Una costola del clan, conosciuta come “Esercito dell’Islam”, fu responsabile nel 2007 del sequestro del corrispondente della Bbc, Alan Johnston, rimasto prigioniero a Gaza per 114 giorni.
“Reclutamento agnostico”
Al di là delle indiscrezioni del quotidiano britannico, non è ancora noto quali gruppi verranno coinvolti da Washington nella sicurezza locale. Un altro funzionario “occidentale” ha rivelato al Telegraph che l’amministrazione Trump potrebbe optare per un “reclutamento agnostico”, aperto anche ad ex agenti dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Ma i problemi di fondo restano irrisolti: chi finanzierà la forza? Chi la guiderà? E soprattutto, Hamas procederà davvero al disarmo? “Non si può aggirare il fatto che senza una forza affidabile sul terreno, l’intero progetto è destinato al fallimento”, ha ammesso un’altra fonte al quotidiano britannico. “I lavori di pianificazione per il processo di selezione della polizia sono in corso”, ha però confermato al Telegraph un funzionario dell’amministrazione americana, secondo cui “Hamas deve rispettare il suo impegno a disarmarsi completamente e immediatamente”.
L’unica certezza è che la popolazione palestinese di Gaza, a cui toccherà vivere sotto l’autorità di questa futura forza di polizia, non ha voce in capitolo e, stando a chi è sul campo, non è affatto rassicurata dalle indiscrezioni sul reclutamento che circolano sulla stampa. “I gazawi non amano Hamas”, ha dichiarato al Telegraph un diplomatico occidentale. “Ma non si fidano nemmeno dei clan. Li vedono per quello che sono: dei criminali”.
Reazioni negative
Non sorprende che la reazione all’iniziativa non abbia suscitato entusiasmo, a partire dai vertici militari statunitensi. “Il piano non funzionerà senza partner di sicurezza affidabili”, ha dichiarato al Telegraph una fonte vicina ai vertici dell’esercito Usa.
Preoccupazioni però sarebbero state espresse al quotidiano anche da fonti governative britanniche, francesi e di altri Paesi europei coinvolti nell’attuazione del cessate il fuoco. “C’è stato un deciso contrasto”, ha ammesso in via anonima un funzionario “occidentale”. “Con reazioni del tipo: ‘È ridicolo: non sono solo bande criminali ma bande sponsorizzate da Israele’”.
Intanto domani si riunirà per la prima volta a Washington il “Board of Peace” di Trump, alla presenza delle delegazioni di oltre venti Paesi, Italia compresa, rappresentanti dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’obiettivo è raccogliere promesse di finanziamento per la ricostruzione di Gaza e truppe per la Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf), concepita come un contingente di peacekeeping sovraordinato alla nuova polizia locale da reclutare nella Striscia. Negli scorsi giorni il presidente Usa aveva anticipato che sarebbero già pronti cinque miliardi di dollari e “migliaia” di uomini. Eppure, a dispetto della retorica trionfale, il processo appare in stallo. “Ha perso slancio”, ha ammesso un funzionario al quotidiano britannico.