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Framania, chi era costei?

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Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Credit foto: Ansa

Non prevederà gli eurobond, ma il piano Macron-Merkel per il rilancio dell’economia europea segna una piccola rivoluzione copernicana nella cultura teutonica della “Schuld” (sostantivo che significa insieme debito e colpa). La strada è ancora in salita, e tuttavia esso conferma che il futuro dell’Europa è impensabile senza un accordo tra Parigi e Berlino. Vale oggi di fronte a una pandemia devastante, valeva ieri dopo la sconfitta del nazifascismo.

“Framania”: così si chiamava l’Unione franco-tedesca proposta nel marzo 1950 da Konrad Adenauer. L’idea non fu accolta con favore dal governo francese. Incontrò, invece, l’approvazione di Charles de Gaulle, che in quel tempo non ricopriva incarichi pubblici. Allora la Repubblica federale, nata sei mesi prima, era poco più che un protettorato delle potenze occidentali. Francia e Germania, inoltre, erano ai ferri corti sulla questione dello statuto della Saar, la regione carbonifera che aveva maggiormente contribuito allo sviluppo industriale tedesco e all’ascesa del Secondo Reich. Ma Adenauer non guardava solo ai rapporti tra le due nazioni divise dal conflitto mondiale. Il suo progetto, infatti, puntava alla creazione degli Stati Uniti d’Europa. Fu esposto dal cancelliere in una conversazione con il giornalista americano Joseph Kingsbury-Smith, il 7 marzo. Adenauer affermò fra l’altro: “Un’unione tra Francia e Germania darebbe nuova vita e una poderosa spinta a un’Europa molto malata. Da un punto di vista psicologico e materiale avrebbe una potentissima influenza e libererebbe energie certamente in grado di salvare l’unità dell’Europa. Io credo sia questa l’unica possibilità di raggiungere l’unità europea. La rivalità fra i due paesi così scomparirebbe”.

Nell’intervista Adenauer citava esplicitamente Inghilterra, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi come Stati cui l’Unione franco-tedesca avrebbe dovuto essere aperta, anche per scongiurare il sospetto di un blocco franco-tedesco votato all’egemonia continentale. Al padre della nuova Germania rispose il 16 marzo, in una conferenza stampa, il padre della nuova Francia.

De Gaulle dichiarò: “Sono profondamente convinto che da queste relazioni (franco-tedesche) dipende la sorte dell’Europa e, in larga misura, del mondo intero […]. Dopotutto, in effetti, perché il Reno non potrebbe essere un giorno una via lungo la quale gli europei si incontreranno, e non più un fossato ai bordi del quale essi continueranno a battersi? Io non trovo nella storia di nessun popolo, di nessuna coalizione, una vittoria all’altezza di quella dei Campi Catalaunici, dove i Franchi, i Galli, i Germani e persino i Romani, riuniti, misero in fuga Attila […]”.

Un discorso nobile e alto, sporcato soltanto da quel “persino i Romani”. Perché fu proprio un generale romano, Ezio, a sbaragliare gli Unni nelle pianure dell’odierna Champagne (451 d.C.). La vittoria salvò l’impero, prolungando però solo la sua agonia: il destino di Roma era già scritto.

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