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Fine della tregua

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Il leader ucraino non rinnova il cessate il fuoco e sottolinea l'impegno a combattere i separatisti filo-russi

“Ho preso la decisione di interrompere il cessate il fuoco unilaterale nel Donbas. L’ho presa tenendo in considerazione tutte le circostanze. Sappiamo che sarà difficile, ma dobbiamo restare uniti, perché stiamo combattendo per la nostra terra, per liberarla da sporco e parassiti. Credo che così ci riprenderemo la pace che tutti vogliamo”.

Con questo status pubblicato su Facebook, il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko ha annunciato la ripresa delle ostilità contro i militanti filorussi, alle cui attività imputa la mancata riuscita del proprio piano di pace. Infatti, il cessate il fuoco era cominciato il 20 giugno e doveva durare una settimana, ma dopo un prolungamento di 72 ore, è stato deciso di non riconfermarlo. L’annuncio di Poroshenko è arrivato quattro ore dopo una videoconferenza a quattro tra il leader ucraino, Vladimir Putin, François Hollande e Angela Merkel.

“Attaccheremo i separatisti che controllano da oltre due mesi gran parte delle regioni di Donetsk e Lugansk”, afferma il presidente ucraino. Ma per difendersi da eventuali critiche, aggiunge: “Il nostro piano di pace, però, in quanto strategia per l’Ucraina e Donbass, resta in vigore”. Infatti Kiev si dichiara pronta a tornare al regime del cessate il fuoco in qualsiasi momento, se tutte le forze in gioco s’impegneranno per attuare i punti essenziali di questo piano di pace.

Poroshenko esorta poi i militanti a liberare gli ostaggi in loro possesso, e la Russia a fermare l’operato dei fornitori di armi dall’altra parte della frontiera.

Il Pentagono ha reso noto che le armi utilizzate dai separatisti filorussi il 14 giugno scorso per abbattere un aereo da trasporto ucraino sarebbero state fornite proprio da Mosca. Le indagini a riguardo sono tuttavia ancora in corso, come ha specificato Philip Mark Breedlove, capo del comando Nato in Europa.

The Post Internazionale ha intervistato il dottor Simone Bellezza, ricercatore presso fondazione “Bruno Kessler” di Trento, autore del libro “Ucraina. Insorgere per la democrazia”, a breve disponibile nelle librerie. Circa i delicati equilibri nell’Europa dell’est, Bellezza ritiene che “è difficile che la Russia invada apertamente l’Ucraina, mentre è più probabile che abbia tutto l’interesse ad alimentare di nascosto lo scontro per dimostrare che lo Stato ucraino è un fallimento”. E aggiunge: “A Putin non conviene aprire un conflitto diretto con l’Ucraina, perché sarebbe molto dispendioso anche in termini di vite umane e gli inimicherebbe completamente l’Occidente, con il quale fa ancora il grosso dei propri affari”.

Si teme una nuova escalation sul fronte ucraino. Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo, aveva già espresso le sue preoccupazioni durante una visita in Arabia Saudita di qualche giorno fa: ” Il fatto che l’operazione antiterrorismo stia conoscendo un’intensificazione parallelamente all’avanzamento del piano di pace è allarmante e inquietante“.

Ancora da Lavrov arriva la prima replica russa alle dichiarazioni di Poroshenko: “La decisione ucraina di non prolungare il cessate il fuoco non può che essere stata influenzata dall’esterno”. Nelle parole del diplomatico non vi sono accuse esplicite. Tuttavia, spesso a Mosca il governo di Washington è stato identificato come il regista dei recenti avvenimenti in Ucraina. Bellezza non concorda con la visione di Lavrov, ma ritiene che le scelte ucraine siano dovute esclusivamente a questioni di politica interna.

Infatti “agli ucraini è chiaro che i terroristi filoputiniani hanno utilizzato la tregua per riorganizzarsi per far arrivare più rifornimenti e uomini dalla Russia, per realizzare una tecnica del terrore e per attaccare i soldati ucraini fermi durante la tregua”. Per questo, conclude l’esperto, “Poroshenko ha cercato di far durare la tregua il più a lungo possibile, ma ha potuto farlo soltanto fino a che non ha rischiato di passare per ingenuo di fronte alla chiara intenzione dei filorussi di continuare i combattimenti”.

Lavrov rincara la dose, sostenendo che i partner occidentali stanno “utilizzando l’Ucraina come una moneta di scambio nei giochi geopolitici”. Queste dichiarazioni difficilmente attenueranno la tensione di questi ultimi giorni.

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