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Elezioni Sri Lanka 2019: la sfida tra Sajith Premadasa e l’ex ministro della Difesa Gotabaya Rajapaksa

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 16 Nov. 2019 alle 11:20 Aggiornato il 18 Nov. 2019 alle 14:27
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Elezioni Sri Lanka 2019

Oggi 16 novembre 2019 si tengono le elezioni nello Sri Lanka; a soli sette mesi di distanza dal terribile attacco terroristico che il 21 ottobre dello scorso aprile provocò la morte di oltre 259 persone gli elettori sono chiamati a votare. L’attacco contro le chiese cristiane e i siti turistici rivendicato dallo Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi ha portato il Paese a una nuova fase di forte instabilità politica.

Il ministro dell’attuale governo e capo del principale partito di maggioranza Premadasa promette di proseguire l’opera riformatrice e di riconciliazione nazionale del governo uscente e di attuare riforme per combattere la corruzione e aiutare i più poveri.

I candidati in corsa alle elezioni sono 35 ma i veri sfidanti sono Sajith Premadasa, rappresentante del partito di maggioranza in Parlamento, lo United National Party (Unp) e l’ex ministro della Difesa Gotabaya Rajapaksa, leader del Fronte popolare dello Sri Lanka (Slpp).

Sajith Premadasa è il figlio dell’ex presidente dello Sri Lanka dal 1989 al 1993 Ranasinghe Premadasa. La sua campagna elettorale si è basata sull’eredità politica del padre, apprezzato in passato per aver implementato lo Stato sociale e i servizi pubblici a favore della popolazione. La notorietà del padre gli ha valso anche la fiducia della minoranza musulmana che considerava Ranasinghe un uomo vicino al popolo. A sostenerlo è anche la minoranza Tamil, a lungo perseguitata dalla maggioranza buddista.

Il suo sfidante è Gotabaya Rajapaksa, ex ministro della Difesa durante il governo del fratello Mahinda Rajapaksa, presidente dal 2005 al 2015. È considerato “l’uomo forte” in grado di riportare l’ordine nel Paese e ha basato il suo consenso sulla promessa di poter offrire maggior sicurezza dopo gli attentati di Pasqua.

Le elezioni si terranno comunque in un forte clima di tensioni: dopo il 21 aprile infatti i militari non hanno mai smesso di pattugliare le strade, la sorveglianza nei confronti della stampa è aumentata fortemente e la libertà di espressione è stata ridotta.

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