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Home » Esteri

Elezioni Regno Unito, Farage rinuncia a fare concorrenza a Johnson nei collegi chiave dei conservatori

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Elezioni Regno Unito 12 dicembre 2019: compromesso Farage-Johnson

Nigel Farage e il suo Brexit Party non presenteranno candidati nei 317 collegi chiave per i conservatori alle elezioni del prossimo 12 dicembre e si concentreranno nei territori dove tradizionalmente vince il partito laburista. Il leader del Brexit party, che ha ottenuto il 30 per cento dei consensi alle scorse elezioni europee, ha annunciato il suo aiuto potenzialmente determinante per Johnson durante un comizio a Hartpool nella giornata di oggi, 11 novembre.

Farage ha definito la sua una decisione “non facile” perché significa aiutare lo stesso Johnson che tempo fa aveva chiuso le porte alla sua proposta di rinnegare l’accordo con la Ue e promuovere una Brexit senza accordo. Nonostante questo il leader del Brexit party ha comunque deciso di ritirare la minaccia di presentare i suoi candidati in oltre 500 collegi. Farage continua ad essere scettico e critico nei confronti dell’accordo siglato tra Boris Johnson e i negoziatori Ue, ma ha scelto di non ostacolarlo in nome di un ragionamento secondo il quale è meglio favorire i Conservatori anziché rischiare di avere un parlamento ostaggio dei laburisti e – in caso estremo andare incontro a un secondo referendum che metta in discussione la stessa Brexit.

Davanti a questa eventualità, meglio dunque un compromesso al ribasso con i Tories, invece di una scelta radicale ma più rischiosa.

Farage ha giustificato la sua decisione aggrappandosi a un discorso nel quale ieri il primo ministro si è impegnato, se confermato a Downing Street dal voto, quanto meno a non prolungare la fase di transizione con l’Ue oltre la fine del 2020 e a negoziare una relazione futura con Bruxelles modello “Canada plus”: limitata sostanzialmente a un accordo di libero scambio e “senza alcun allineamento” alle regole del mercato unico europeo o all’unione doganale.

E, rimanendo in tema di “compromessi elettorali”, è di qualche giorno fa la notizia secondo la quale gli indipendentisti scozzesi dell’Snp guidati da Nicola Sturgeon, first minister del governo locale di Edimburgo, aprono al leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn. L’Snp ha dato la sua disponibilità a dare sostegno potenzialmente decisivo a un eventuale governo di minoranza a guida Labour a Londra, se Johnson non avrà dalle urne la maggioranza assoluta dei seggi e vi sarà un “hung Parliament” (un Parlamento frammentato), ma a patto che il compagno Jeremy s’impegni a concedere un nuovo referendum sulla secessione scozzese: possibilmente nel 2020.

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