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È morto Sir George Martin, il “quinto Beatle”

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L'8 marzo è scomparso a 90 anni il produttore che mise sotto contratto i Fab Four e che curò il suono dei loro dischi, segnando un'epoca con i suoi arrangiamenti

Martedì 8 marzo è morto a 90 anni Sir George Martin, produttore musicale britannico noto soprattutto per essere stato l’uomo che diede forma al suono dei Beatles per tutta la loro carriera, e che li mise sotto contratto per la EMI.

Il primo a dare la notizia è stato il batterista della band Ringo Starr, che ha scritto in un tweet “Dio benedica George Martin. Pace e amore a Judy e alla sua famiglia. George ci mancherà”, e poi “Grazie per tutto il tuo amore e la tua bontà, George. Pace e amore”.

Anche il premier britannico David Cameron ha commentato la morte del produttore via Twitter, dichiarando “Sir George Martin era un gigante della musica, che ha lavorato con i Fab Four per creare la musica pop più durevole del mondo”.

Era nato nel 1926 a Londra, e si era fatto le ossa come arrangiatore alla casa discografica EMI, finché nel 1962 ebbe l’intuizione, che gli avrebbe cambiato la vita, di mettere sotto contratto un quartetto di giovani musicisti di Liverpool appena scartati da un’altra casa discografica, la Decca.

Da quel momento, nonostante i Beatles fossero un fenomeno legato a doppio filo alle nuove generazioni e Martin fosse già vicino ai quarant’anni, il produttore seppe evidentemente creare per loro il suono perfetto per entrare nel cuore dei giovani dell’epoca, invadendo le classifiche prima britanniche e poi statunitensi con singoli epocali come She Loves You e I Wanna Hold Your Hand.

La più grande dote di Martin fu però probabilmente la capacità di adattare quel suono alla crescita personale e musicale dei Fab Four, passando nel giro di pochissimi anni dal rock and roll urlato delle origini ai suoni psichedelici, sperimentali e adulti di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Il disco del 1967 è considerato non solo tra i più riusciti di sempre nella storia della musica, ma anche tra le vette della produzione musicale, con l’uso di suoni, arrangiamenti e orchestrazioni mai sentiti prima in un album di musica pop.

Martin avrebbe continuato a collaborare con i Beatles fino ad Abbey Road, del 1969, penultimo disco del gruppo, per poi dedicare il resto della sua carriera a colonne sonore (come quella del film di James Bond Vivi e lascia morire) e collaborazioni con artisti meno noti, ma il suo nome ha continuato ad essere associato alla band di Liverpool fino al giorno d’oggi, tanto da essere spesso considerato “il quinto Beatle” per il suo ruolo fondamentale.

Ancora nel 2006, all’età di ottant’anni, Martin e suo figlio Giles avevano creato un’eccezionale compilation di pezzi dei Beatles per lo spettacolo Love del Cirque du Soleil, unendo in una sorta di lunga suite musicale di pezzi remixati gli otto anni di storia della musica che i quattro avevano segnato per sempre.

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