Le donne di Zanzibar che lottano contro la dipendenza da eroina

L'arcipelago della Tanzania ha uno dei tassi di dipendenza più alti al mondo. Le donne sono doppiamente discriminate, in quanto donne e tossicodipendenti

Di Fernanda Pesce Blazquez
Pubblicato il 4 Giu. 2015 alle 07:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 12:08
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Immagine di copertina

Sono tre settimane che Jackie è pulita. Dopo otto anni di dipendenza dall’eroina, è quasi un mese che non fa uso di droghe. La ragione della sua scelta sta tra le sue braccia: è il neonato che ha dato alla luce un mese fa.

Zanzibar, arcipelago che fa parte della Repubblica Unita della Tanzania, ha un milione di abitanti. Circa il sette per cento fa uso regolare di eroina, secondo i dati ufficiali del governo. Si tratta di uno dei tassi di dipendenza più alti al mondo, come riporta un articolo di Al Jazeera che racconta la storia di Jackie e delle altre donne di Zanzibar dipendenti dall’eroina.

La neo mamma vuole restare pulita, per se stessa ma soprattutto per sua figlia. Non vuole perderla, racconta, non vuole che sia qualcun altro a occuparsi di lei.

Non è la prima volta che Jackie prova a disintossicarsi. È già stata ricoverata sette volte in diversi centri di riabilitazione per tossicodipendenti. Eppure, nonostante gli sforzi, Jackie ha fatto sempre la stessa fine. È ricaduta più volte, finendo su un marciapiede a rifare uso di eroina. 

Il contrabbando di eroina in Africa orientale si diffuse negli anni Novanta. La droga arrivava dall’Afghanistan e i porti africani diventarono il crocevia del narcotraffico da cui partiva la droga destinata agli Stati Uniti e all’Europa. Fu allora che la droga si iniziò a diffondere tra la popolazione. Con prezzi accessibili, l’eroina iniziò a essere utilizzata persino da coloro che vivevano al di sotto della soglia di povertà, ovvero il 40 per cento della popolazione del Paese. 

A Zanzibar solo una persona su 18 ha accesso ai servizi di assistenza per tossicodipendenti. Negli Stati Uniti, una persona su tre viene assistita, secondo il Rapporto mondiale sulla droga pubblicato nel 2014 dall’Unodc (Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine).

Gli abitanti di Zanzibar hanno a disposizione solamente undici centri di riabilitazione, che finora hanno trattato più di tremila persone che fanno uso di eroina. Due mesi fa è stata inaugurata una clinica che si dedica esclusivamente alla terapia con metadone, un’oppiaceo in grado di alleviare i sintomi dell’astinenza e ridurre la dipendenza da eroina.

C’é solo una donna tra i trenta pazienti ricoverati nella clinica che pratica il trattamento metadonico. Le donne sono doppiamente vittime di questa piaga, discriminate in quanto donne e in quanto tossicodipendenti. Non devono solo lottare contro la dipendenza, ma devono anche far fronte alla discriminazione che esiste nei loro confronti nei centri di riabilitazione e nel campo della ricerca medica.

Nabila el-Bassel, una professoressa della Columbia University di New York, ricercatrice nel campo della dipendenza femminile dalla droga, spiega come il fenomeno delle donne che abbandonano i trattamenti nei centri sia sempre più diffuso nel mondo.  Le donne dichiarano di non sentirsi a loro agio e di sentirsi stigmatizzate in quanto non esistono servizi indirizzati ai loro bisogni.

Nonostante le donne tossicodipendenti costituiscano una minoranza nel mondo, sono comunque le più colpite dalle conseguenze della dipendenza. Si registrano tassi di mortalità più alti tra le donne che fanno uso di droghe a iniezione rispetto a quelli tra gli uomini. Inoltre, c’è una maggiore probabilità che contraggano il virus dell’HIV e tendono a diventare dipendenti dalla sostanza più velocemente rispetto agli uomini.

La discriminazione subita dalle donne tossicodipendenti è un fenomeno globale, ma colpisce soprattutto Zanzibar, dove il 99 per cento della popolazione è di religione musulmana e la società è di stampo conservatore.

La stigmatizzazione ha molto a che vedere con lo stile di vita di queste donne. Esse infatti sono spesso costrette a prostituirsi per potersi procurare la droga. La percentuale di consumatori di droghe iniettate è salita al 16 per cento negli ultimi dieci anni e tra le prostitute il tasso di consumo è salito fino al 12.8 per cento. Solitamente le donne vengono convinte a provare sostanze stupefacenti dal proprio compagno, con il quale spesso condividono gli aghi per iniettarsi l’eroina.

Oggi Jackie vive in un appartamento. Portare con sé i figli nei centri di riabilitazione è illegale e questa è una delle ragioni che impedisce alle madri di ricoverarsi nei centri.

“Mia sorella mi chiama ogni giorno e mi chiede per favore di non fare non uso di eroina”, racconta Jackie, “A volte parlo con me stessa quando ripenso alla droga e mi dico: non fare questo Jackie, non farlo”.

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