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Home » Esteri

Una donna è stata uccisa dalla polizia statunitense dopo aver denunciato uno stupro

Immagine di copertina
Credit: Reuters/Stephen Govel

Justine Damond aveva chiamato le forze dell'ordine perché temeva fosse in corso un tentativo di stupro nei pressi della sua casa. Al loro arrivo, un poliziotto le ha sparato, uccidendola

Justine Ruszczyk Damond, 40 anni, è stata uccisa dalla polizia a Minneapolis dopo aver chiamato le forze dell’ordine perché temeva fosse in corso un tentativo di stupro nei pressi della sua casa. La donna era australiana ma viveva da un paio d’anni nella città statunitense, dove insegnava meditazione e yoga e avrebbe dovuto sposarsi ad agosto.

Nonostante il matrimonio non avesse ancora avuto luogo, la donna era solita usare il cognome del suo fidanzato, Damond. Sabato 15 luglio, Justine ha chiamato la polizia dopo aver sentito delle urla nel vicolo vicino alla sua casa.

“C’è uno stupro in corso, venite”, ha detto la Damond. All’arrivo degli agenti, la donna, in pigiama e con il solo cellulare in mano, si è avvicinata al finestrino dell’auto e uno dei poliziotti ha sparato più colpi colpendola all’addome e uccidendola.

Il principale accusato è l’agente Mohamed Noor, somalo-americano da pochi anni in servizio. Non è chiaro perché abbia sparato. Le telecamere dell’auto, che per legge avrebbero dovuto riprendere la scena, erano invece spente.

Il caso ha scatenato polemiche sia in Australia che negli Stati Uniti. “Come può una donna in strada in pigiama che cerca aiuto dalla polizia essere ammazzata così?”, ha dichiarato il primo ministro Malcolm Turnbull in un’intervista. 

“È un omicidio scioccante”, ha aggiunto Turnbull. La famiglia della donna ha chiesto alle autorità statunitensi di fare immediata luce sulla vicenda e di punire i colpevoli.

L’agente Matthew Harrity, collega di Noor e presente all’omicidio, ha dichiarato che il suo collega ha sparato dopo aver sentito un suono molto forte. Secondo Harrity, Damond avrebbe bussato al finestrino subito dopo questo suono e per questo il suo collega avrebbe sparato.

Gli investigatori dello stato del Minnesota che indagano sull’accaduto hanno dichiarato che gli agenti sono intervenuti sul luogo della denunciata aggressione alle 23:30 ora locale di sabato 15 luglio.

Harrity guidava la volante mentre Noor gli era accanto. L’auto aveva imboccato il vicolo segnalato con luci e telecamere spente. Sul luogo del delitto non sono state trovate armi.

Gli agenti hanno poi attivato le telecamere che indossano sul corpo soltanto dopo l’omicidio della donna. L’agente Harrity ha dichiarato di aver soccorso la Damond subito dopo che il suo collega le aveva sparato.

I due poliziotti sono stati sospesi e l’agente Mohamed Noor è al momento indagato. Il dipartimento di polizia della città di Minneapolis sta intanto rivedendo la sua politica sulle telecamere in dotazione alle pattuglie.

L’agente Noor non è nuovo a inchieste che mettano in dubbio il suo comportamento in servizio. Il poliziotto infatti era stato oggetto di altre tre indagini interne. Un’inchiesta è stata archiviata senza conseguenze mentre le altre due risultano ancora in corso. Per la legge statunitense i dettagli di tali indagini non possono essere rivelati.

Noor è stato poi denunciato a maggio, insieme ad altri agenti, per aver mandato all’ospedale una donna a seguito di una presunta crisi isterica. Secondo i legali della donna invece, i poliziotti avrebbero violato i suoi diritti entrando in casa senza autorizzazione e proprio l’agente Noor l’avrebbe aggredita.

– LEGGI ANCHE: Quattro grafici sulle uccisioni degli afroamericani negli Usa da parte della polizia

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